Corrispondenza con Elisa Paludo monaca del Semig

25 Novembre 2007 - Categoria: Gruppi

Carissimo don Francesco,
dopo gli auguri di Natale non mi sono fatta più sentire, ma vorrei continuare con la nostra lettera mensile. In cantiere nel mio cammino spirituale ci sono dei mattoni che stanno dando un buon equilibrio e un po’ di stabilità, senza togliere quella dose di sana insoddisfazione che non ci fa smettere di essere dei cercatori di Dio.
Le fondamenta dell’edificio sono la preghiera, e in particolare la preghiera che nasce dall’ascolto e dalla meditazione della Parola nella Scrittura. Sono sempre più convinta che prego la Parola perchè essa è come un pozzo a cui attingere un bene indispensabile come quello dell’acqua. Inizio la giornata con la lectio divina sul brano del Vangelo che la liturgia propone. è un momento comunitario che facciamo ogni mattina dalle 7.30 alle 8.30, prima delle lodi. Leggiamo insieme il Vangelo e poi nell’adorazione eucaristica ognuno lo medita e lo prega in silenzio. Il fatto che sia comunitario, comunque non obbligatorio, mi aiuta ad essere più costante, e mi aiuta soprattutto l’essermi innamorata della Parola di Dio. è l’aver scoperto che la Parola è quell’acqua che fa del deserto un giardino e, quando sento l’aridità di essere sterile, di non riuscire ad essere come una madre con gli altri, sperimento che è la Parola che rende la mia vita feconda.
Il nutrirmi ogni giorno della Parola e confrontarmi con essa è diventato anche l’aiuto sul quale faccio più affidamento per il cammino umano, oltre che spirituale. Leggendo i libri scritti dal card. Martini, che sto approfondendo per fare la tesi in Scienze religiose, ho trovato una buona chiave ed è questa: è la Parola che mi rivela a me stessa e mi dice chi sono, mi rivela il volto di Cristo che è il volto più simile al mio volto di pienezza. Più conosco Gesù Risorto e più mi conosco e riesco a essere me stessa.
Poi, oltre che ad un potere di rivelazione di me a me stessa, la Parola ha anche la forza di sanare quella mia inclinazione alla tristezza e al senso di desolazione che ha spinto Rosanna a suggerirmi degli incontri con una psicologa, che ho terminato la scorsa settimana. Sono stati incontri utili per mettere a fuoco certi meccanismi e parti di me, ma sono dell’idea che la psicologia sia uno strumento molto limitato. Ti fa conoscere i tuoi limiti, ma non è capace di dare nè la forza nè i mezzi per viverli serenamente o superarli. Solo la Parola ti fa conoscere chi sei e ti immette in una strada di speranza in cui, con la forza dello Spirito, cresci trasfigurandoti. Ho fiducia che se non perdo il rapporto con la Parola, con Gesù, non mi perdo e non perdo la serenità. In questi mesi l’ho sperimentato.
Riguardo ai servizi che sto facendo, cerco di fare di più quelli a contatto con le persone, perchè ho l’esigenza di comunicare quella vita che il Signore mi dona nella preghiera. Avviene come quando l’acqua ha riempito il bicchiere fino all’orlo e, se ne riceve ancora, inizia a venire fuori.
Dal 29 febbraio al 1 marzo sarò tra Oderzo e Motta di Livenza, con altre persone della Fraternità, per delle testimonianze sulla nostra esperienza al Sermig. Venerdì sera farò una testimonianza all’interno della Veglia di preghiera per la pace a Fratta di Oderzo, sabato mattina incontrerò i giovani del Brandolini e al pomeriggio sarà al patronato Turroni dalla 15.30 alle 22.30. La domenica parlerò alle messe al duomo di Oderzo. Mi affido alla sua preghiera, don Francesco, perchè non sia io a parlare, ma lo Spirito che porta speranza, pace e la nostalgia di Dio.
Con affetto e preghiera per tutte le sue attività pastorali,

Elisa