Suor Laura Grigis collaboratrice da Francavilla

6 Maggio 2008 - Categoria: Gruppi

All’Oratorio con entusiasmo!

Martedì sera gli animatori, sempre molto numerosi e carichi di entusiasmo, hanno dato il via al Grest guidando un momento di festa e di riflessione con bambini e ragazzi, genitori e nonni. Siamo in 205: una bella brigata che va dai 5 agli 80 anni e anche oltre. Ogni giorno ci divertiamo partecipando volentieri alle attività diversificate del Gr.Est: il gioco iniziale, la scenetta del mattino, il dialogo in chiesa, i laboratori, i bans e i ciuciò. Ma ciò che particolarmente dà gusto sono le relazioni di fraternità e di amicizia.

“Dimmi almeno cinque motivi che ti fanno contento di essere qui al Grest,” ho chiesto a un ragazzo di 10 anni.  “Ritrovare gli amici dell’anno scorso, sapere che incontrerò nuovi amici, imparare un lavoro che mi servirà in futuro, recitare il Padre nostro tutti insieme, vivere 15 giorni con te, giocare e cantare”. Mi sono commossa quando un bambino mi ha chiesto: “Io conto per te?”: una domanda che è nel cuore di tutti.

Il bello del Grest è che ciascuno, grande o piccolo che sia, è impegnato in una gara di attenzione, stima e apprezzamento degli altri sperimentando di “contare” per qualcuno.

Suor Laura

 

MAGGIO 2009:

ANNUNCIO CHE POTRO’ ESSERE A PONTE PER IL GREST 2009…FELICISSIMA DI RIVEDERVI … Suor Laura e Teresa Cupparo e Marista…

Suor Laura, in casa di Luigi Sansanelli e Gabriella, si prende cura, insieme a tante altre persone, di Saretta. Davanti a questa foto viene spontaeo fpensare che Dio è davvero presente in questa casa.

Chiediamo insieme al Signore, per l’intercessione di San Domenico e di Santa Caterina, di continuare a donare a tutti noi che ci incontriamo ogni Mercoledì sera via Skype, il gusto e la gioia nel fare bene il bene e di farlo sempre meglio.  Questo nostro collegamento e l’affetto che attraverso questo collegamento nascerà in molti, sarà il veicolo di tante preghiere e di grazie da strappare a Dio per tutti i tnostri sogni più belli.

La carità è paziente, è benigna la carità, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta … non viene mai meno…

 

18-25 GENNAIO 2009

PADRE, CHE SIANO UNA COSA SOLA COME…

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani a Francavilla

Si è da poco conclusa la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e stiamo già gustando il frutto dolce del dialogo che siamo riusciti a vivere all’interno della nostra parrocchia e con le chiese sorelle presenti nel paese. La settimana del 2007 mi aveva lasciato in cuore il messaggio forte donatoci dalle chiese sorelle di Umlazi, in Sud Africa: la preghiera per l’unità deve essere accompagnata dalla volontà di trovare una risposta alle situazioni di bisogno dei fratelli. Nel fare ciò è ci veniva consigliato di “ascoltare ciò che manca” e di unire le forze per colmare il vuoto. In questo primo anno di presenza qui a Francavilla ci siamo rese conto di quanto i tre movimenti della parrocchia debbano impegnarsi nella collaborazione alla vita della comunità per vincere l’insidia della divisione che ci fa camminare ognuno per la nostra strada. Ci siamo inoltre rese conto che ci sono piccoli gruppi di altre chiese sorelle o anche di altre fedi con i quali è importante intessere relazioni per favorire l’unità del paese. Abbiamo allora pensato di vivere la settimana proponendo di partecipare a momenti di preghiera, oltre alla messa quotidiana, che avessero il sapore della comunione e della festa. Il più semplice da realizzare è stato quello con i tre movimenti: il Rinnovamento nello Spirito, i Focolarini e i Testimoni del Risorto. Abbiamo pregato seguendo le indicazioni della veglia ecumenica proposta dal libretto della settimana e poi si è cantato, ballato e… mangiato. La cosa si è fatta più delicata quando abbiamo preso i contatti con la piccola comunità della chiesa evangelica. E’ stata molto bella la rete di incontri tessuta con alcuni membri in un dialogo rispettoso e accogliente. Abbiamo vissuto uno splendido incontro nella loro chiesa: in un clima di reciproca accoglienza e di spontanea semplicità, abbiamo letto la Parola del Signore condividendo ciò che lo Spirito suggeriva a ciascuno e cantando canti dall’armonia festosa. Un terzo incontro l’abbiamo realizzato con un gruppo uomini e con alcune famiglie rumene di confessione ortodossa: abbiamo creato un’atmosfera di comunione con le icone, i lumini, i paramenti sacri e alcuni segni che hanno suscitato nei nostri fratelli immigrati una profonda gioia, come loro stessi ci hanno rivelato nei frettolosi incontri tra i vicoli del paese. E’ stato gettato un ponte. Il lunedì mattina, dal fiume Sinni si è elevato verso il cielo, o è sceso dal cielo?, uno splendido arcobaleno. In un modo o nell’altro abbiamo avuto la conferma che Dio dice bene di noi ogni volta che i suoi figli costruiscono ponti di fratellanza. Ponti aperti sul futuro.

Suor Laura Grigis

 

Siamo grate al Signore per averci dato la possibilità di vivere la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, guidati dai nostri sacerdoti e dalle nostre suore, con la collaborazione di tutti i movimenti presenti nella comunità. Abbiamo vissuto momenti di dialogo e di preghiera tra di noi e con le altre chiese presenti nella nostra realtà. L’unità nel nostro paese, nei vari ambiti, è un desiderio di tutti, ma è poco realizzata. C’è la propensione a disperdere le forze anziché unirle. Abbiamo pregato chiedendo a Dio il dono dell’unità, affidando a Lui i nostri propositi e le nostre speranze nel riuscire a costruire relazioni umane più vere e più profonde con tutti. Le esperienze vissute durante la settimana ci hanno aiutato a prendere coscienza che l’unità della Chiesa è un bene prezioso anche per la comunità umana. Da questa consapevolezza sentiamo nascere in cuore il senso di una grande responsabilità per noi che confessiamo Cristo Signore: quella di realizzare la sua preghiera: “Che siano tutti una cosa sola perché il mondo creda” (Gv.17,21). Sentirci amati, accolti, valorizzati e rispettati nella nostra dignità di figli di Dio, ci rende tutti capaci, pur nella diversità, di partecipare con Dio alla nuova creazione di un mondo giusto e in pace.

Maria e Teresa

 

PAGINE DEL DIARIO DELL’ESPERIENZA DI SUOR LAURA A FRANCAVILLA… E, DI SEGUITO, NEL RWANDA

Una partenza pastorale  dal bambino disponibile e in ascolto… Il Mistero del granellno di senape o del lievito… Una pastorale sul metodo preventivo di don Bosco, PARTENDO DALLA PRIMISSIMA INFANZIA, così…

 

 

 

 

 

 

Parte una bellissima esperienza con la “FONDAZIONE DELLA VITA ALL’ORATORIO”: VIVAIO PER TIRAR SU’ BAMBINI E RAGAZZI IN GAMBA E… SCOPRIRE LA SFOFFA DI ANIMATORI DELLE FUTURE GENERAZIONI…

Parrocchia “Presentazione B. V. Maria” Francavilla in Sinni Foglio Informativo ANNO 1 n.2

Carissimi genitori,

siamo contenti di dialogare nuovamente con voi dopo la festa di carnevale con i vostri figli. Nei sabati di gennaio abbiamo gustato con vera gioia il loro entusiasmo: si sono impegnati a costruire le loro maschere, a preparare gli addobbi per il salone e, i maschi soprattutto, a giocare in modo che i grandi siano attenti ai piccoli. Infatti, una delle “parole” importanti all’oratorio è insieme: insieme si gioca, insieme si fanno le attività, insieme si vivono momenti di dialogo. Insieme abbiamo lavorato a questo giornalino. Li abbiamo visti, i nostri bambini e ragazzi, veramente impegnati e divertiti a scrivere i loro piccoli pensieri al computer, improvvisandosi giornalisti in erba.

Gustate anche voi la gioia dei vostri e nostri bambini.

Gli animatori dell’oratorio

 

Carnevale festeggiato tutti insieme

L’oratorio mi è piaciuto perché abbiamo mangiato le chiacchiere e il panettone e soprattutto perché abbiamo costruito le maschere.

Prima abbiamo giocato a calcio. Poi Gianni un nostro amico ha suonato “u cup cup”e Maria ci ha fatto sentire tante canzoni.

Dopo dalla cucina sono uscite due bambine travestite da galline,la suora ha portato uno scatolone con dentro Serena travestita da pulcino.

Nicola Puppio

 

 

 

L’angolo dei più piccoli

Mi sono divertita a ballare e ad ascoltare le canzocine e abbiamo fatto le maschere.
Martina Villita.

All’oratorio abbiamo fatto un trenino poi   abbiamo fatto la maschera del mostro.
Pietro Mainieri.

All’oratorio abbiamo cantato e prima abbiamo fatto le maschere io ho fatto il coniglio e ci siamo divertiti tanto.
Roberto Schiavo

Io sono Serena e voglio dire che il carnevale all’oratorio è il più bello.
Serena D’addiego

Mi sono divertita a ballare e a fare la maschera del gatto.
Feliciana Giangreco

Mi sono divertito a ballare e ho fatto il gatto.
Dylan Delorenzo.

All’oratorio si sta bene, perché a carnevale abbiamo fatto una grande festa. Tutti i bambini hanno fatto una maschera,abbiamo mangiato le chiacchiere e abbiamo cantato tutti insieme.
Poi abbiamo buttato i coriandoli.
Annarita Fanelli

 

L’oratorio è bello

L’oratorio mi piace perché abbiamo la possibilità di  giocare
e divertirci.
A carnevale io e mia sorella ci siamo
travestite da galline tra
le risate di tutti.
Dopo, abbiamo fatto una grandissima
festa e
abbiamo giocato.
Grazia Fanelli

Era da molto tempo che non vivevo un carnevale così bello. E’ stato particolare perché  si è svolto dalle suore e ci siamo travestiti con le maschere fatte da noi bambini.
Abbiamo cantato e ballato. Voglio dire grazie alle suore e agli animatori per averci dato questa opportunità.
Ilaria D’Addiego

 

 

 

 

 

 

Festa e allegria
A gennaio siamo andati  tutti noi bambini all’oratorio e abbiamo preparato le maschere di carnevale per il due di febbraio. Tutti noi abbiamo realizzato con l’aiuto di suor Laura, Antonella , Francesca e Simona maschere molto divertenti, come il cane, il gatto, il mostro, la rana, e la mucca, che mettevamo in testa come dei cappelli.

Poi abbiamo realizzato anche una maschera colorata abbellita con stelle filanti.
Infine il due febbraio eravamo pronti per indossare le maschere e festeggiare il carnevale insieme.
Noi bimbi ci siamo divertiti un mondo perché abbiamo cantato, ballato, mangiato le chiacchiere, il panettone e bevuto la coca cola.
Tutti noi ci siamo divertiti un sacco e non lo scorderemo mai.

Maria Iannibelli

 

PAGINE DI DIARIO DI SUOR LAURA DA FRANCAVILLA (PT)

Questa è la Chiesina delle Suore Domenicane dove si raccolgono ogni giorno in PREGHIERA e pregano anche per noi di Ponte.

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui si volge la vita di relazione delle Suore tra loro e con la gente di Francavilla.

 

 

 

 

 

 

 

Ecco Suor Laura in mezzo ai bambini e ragazzi che stanno mettendo in piedi la struttura di un ORATORIO.

 

 

 

Butare, 21 gennaio 2006

Carissimi amici,

dopo vari tentativi (falliti) di scrivere messaggi personali ho deciso di scrivere una lettera ’comunitaria’ con le notizie di “primo taglio”. Il viaggio è andato bene: due giovani sposi che sono in Burundi fino a ottobre per un progetto di promozione umana (istituiranno una falegnameria e insegneranno a lavorare il legno) mi hanno adottata e mi hanno aiutata a compiere i vari passaggi, specialmente ad Addis Abeba dove ci hanno abolito il volo e ci hanno portato in albergo in attesa di quello successivo 5 ore dopo.

Sr Adelia mi aspettava e mi ha portato alla missione: 4 ore per fare 130 Km, al buio più completo con la gente che camminava ai lati delle strade o in bicicletta (qui ci sono anche i taxi in bici e in moto).

Alla sei di sera viene buio. Spesso non c’è la luce: si mangia a lume di candela e ci si ritira in camera pregando o leggendo sempre a lume di candela. Se si aspetta la sera per comunicare via internet spesso l’occasione é persa.

Già la prima mattina sono andata al centro di salute dove sr Adelia opera e coordina le attività del centro: primo intervento istruzione alle mamme in gravidanza o con bimbi di pochi mesi reparto di maternità con assistenza al parto, assistenza di persone gravi con flebo analisi per il riconoscimento delle malattie infettive prevenzione contro l’aids e consegna di medicinali adeguati. Mentre io vi sto scrivendo sr Adelia sta facendo la dentista. E’ in atto un’attività di prevenzione di malattie infettive: ultimamente il centro ha praticato 23.000 vaccinazioni contro la meningite e la poliomielite. Questa mattina sono andata su una collina ad accompagnare un’infermiera che ha praticato le vaccinazioni: le mamme arrivavano con i loro bimbi più piccoli legati alla schiena e con gli altri che correvano avanti e indietro divertiti. In questi due giorni io sono stata nel laboratorio di analisi: ho rispolverato le mie conoscenze sulla malaria (ho potuto osservare al microscopio il sangue infetto) e su altri parassiti del sangue e dell’intestino do una mano a trascrivere sui registri i nomi delle persone in esame e l’esito dell’analisi collaboro a colorare i vetrini e nel frattempo faccio in un inglese che fa pietà delle mini chiacchierate con Ima la giovane analista che mi ha insegnato alcune parole semplici in rwandese necessarie per l’accoglienza delle persone e per consolare i bambini spaventati dalla puntura dell’ago. A loro do anche le caramelle che mi sono state date in abbondanza a Ponte, ma poche volte servono a togliere il pianto specialmente dei più piccini. Le mamme con i loro bambini fanno anche diversi Km a piedi a volte con la febbre alta per arrivare al centro e spesso aspettano l’ultimo minuto.

Il clima qui è bello. Questo è il tempo delle piogge: ora sta piovendo o meglio ‘scravassando’ e tuonando ma tra dieci minuti sarà tutto finito e ci sarà un bel sole. Il paesaggio é splendido: é il paese dalle mille colline verdi con piantagioni di banane, di papo, di mango, e con alberi fioriti dai vivaci colori.

Ma in mezzo a questa natura che non fa risparmio di bellezza e di abbondanza c’é una grande povertà.

 

Butare, 22.01.2006

Carissimi,

oggi pomeriggio sono andata con sr Adelia in un quartiere periferico di Butare a trovare un’infermiera del centro che ha partorito da poco una bambina. Per la prima volta sono entrata in una casa africana. Ho potuto cullare la piccina mentre gli altri due fratellini e alcuni amici si gustavano il ciuciò italiano incuriositi e divertiti da un bon-bon così strano. In ringraziamento mi hanno cantato una canzoncina mimata imparata alla scuola materna. Poi siamo andate all’ospedale a trovare gli ammalati. Ci siamo fermate a lungo nella camerata dei prigionieri 13 uomini e una donna vestiti in rosa. Sr Adelia in lingua rwandese ha chiesto a ciascuno la sua situazione personale ha rivolto parole di consolazione e ha incoraggiato ad avere speranza. Abbiamo pregato insieme. Siamo poi passate ai reparti (si fa per dire!) di pediatria di maternità e degli adulti. Indescrivibile o meglio disumano! Ciò che ho visto e sentito è veramente disumano e mi resterà nel cuore sempre anche se sr Adelia mi ha detto che non è una situazione tra le peggiori.

La sera le suore mi hanno fatto festa per il mio onomastico.

 

Butare, 23.01.2006

Questa mattina sono andata a visitare il centro scolastico del quartiere Tumba sostenuto da un’associazione di Como dal nome “Variopinto”. E’ coordinato da Gabriella una volontaria italiana residente in Rwanda che dopo la guerra ha adottato quattro fratelli orfani (ora fanno le superiori o l’università). Il centro é costituito dalla scuola materna e da quella primaria già funzionanti e da un complesso in costruzione per la scuola secondaria. Il tutto é gestito da tre “soci”: l’associazione, la diocesi e un rappresentante del comune. Questo fa sì che la scuola sia sentita dai genitori come propria. Infatti alcuni si sono costituiti in comitato e stanno lavorando tra le famiglie del quartiere perché la scolarizzazione sia di tutti i bambini.

L’associazione Variopinto paga le rette dei bambini più poveri quasi tutti figli di donne di strada perché nessuno sia escluso dalla possibilità di studiare. Ho camminato più di un’ora tra le strade del quartiere e altrettanto per tornare a casa guidata da Erminia una volontaria dell’associazione che è venuta per i rapporti burocratici con la diocesi e il comune, soprattutto in ordine al nuovo plesso scolastico. I volontari italiani che sto conoscendo sono veramente un germe di speranza per il presente e il futuro: sono essi stessi il volto della speranza.

Con affetto, Suor Laura

 

BUTARE, 27.01.2006

Carissimo don Francesco,

mi dispiace che non ho potuto risponderti al telefono: ero rientrata alle due e stavo facendo la doccia con mezzo secchio d’acqua perché è da questa mattina che manca l’acqua.

Sono stata con sr Virginie e Lorenza assistente sociale sulle colline a trovare due ragazze orfane. Sr Virginie è una suora del Madagascar che si occupa della prevenzione per l’aids e delle famiglie con genitori malati. Da un po’ di anni i bambini e i ragazzi orfani vengono inseriti nelle famiglie allargate ma le suore con le assistenti sociali le vanno a trovare: portano loro il cibo si assicurano che vadano a scuola che stiano bene in salute e che non corrano il rischio di ammalarsi come i loro genitori.

Speranza (17 anni) e Giuditta (13 anni) sono due sorelle: vivono da sole in una casetta che il centro ha costruito per loro. Attorno alla casetta sono sepolti i genitori e i nonni. Una giovane famiglia si prende cura delle due giovani sorelle.

Abbiamo visitato altre famiglie a cui abbiamo portato le magliette e le tutine che mi hanno dato Barbara e Isa fagioli farina di mais sapone e qualche caramella. I bambini piccoli quando mi vedono si mettono a piangere perché i genitori per impaurirli dicono loro che li porta via l’uomo bianco (muzungu) come noi diciamo l’uomo nero.

Abbiamo visitato poi un gruppo di Batwa i pigmei che rappresentano il 2% della popolazione rwandese e che non sono stati coinvolti nel genocidio del ’94. Vivono nelle capanne di fango e paglia dormono per terra e non hanno di che sfamarsi: le patate e i fagioli che hanno piantato non crescono per mancanza di pioggia in un periodo che dovrebbe essere di grandi piogge.

Sr Adelia é una missionaria come sarebbe piaciuto a me, totalmente immersa nella realtà della gente. Parla con disinvoltura il francese il rwandese e con me anche il dialetto. Accanto a lei vivo delle esperienze fortissime.

L’altra sera ad esempio mentre rientravamo dal centro di salute abbiamo incontrato una mamma che tornava dall’ospedale con il suo bambino legato alla schiena morto per anemia e malaria. Sr Adelia l’ha caricata sulla sua toyota (che fa da taxi da ambulanza e … da carro funebre) ha invertito la marcia e abbiamo portato la donna col suo bimbo fino a casa sua in collina. Fin dove era possibile siamo andate in macchina percorrendo strade di terra rossa piene di buche poi a piedi lungo un sentiero in mezzo a bananeti e campi di patate tra il belare delle caprette e molta gente moltissimi bambini che con il loro tam tam avevano divulgato la notizia. Siamo arrivate in una casetta di fango il papà ammalato seduto fuori casa col bambino di 4 anni l’unico vivo di 4 figli. Finalmente la donna ha dato libero sfogo al suo dolore. L’ho stretta tra le braccia per farle sentire quanto a parole non potevo dirle e poi mentre sr Adelia parlava con i genitori mi sono seduta su una specie di letto accanto al bambino ormai freddo invocando la presenza del Signore e la materna protezione di Maria. Il giorno dopo l’hanno sepolto fuori casa senza la presenza di un sacerdote.

Domani andrò a un santuario dove sono avvenute le apparizioni della Madonna riconosciute dalla Chiesa. Le veggenti sono tre: una è stata uccisa con suo marito durante la guerra una è suora e l’altra ha ricevuto da Maria il mandato di accogliere i pellegrini. Ti racconterò.

Le suore qui mi vogliono molto bene e io sono molto contenta.

Ringrazia sr Angela sr Raffaella e sr Rosilda per avermi dato la possibilità di essere qui.

Un abbraccio a te e a tutto il Ponte,

con affetto sr Laura

 

Butare, 4 Febbraio 2006

Carissimo don Francesco

spero di arrivare in tempo con questo mio scritto. Pensavo di scriverlo ieri sera e di spedirlo questa mattina presto ma alle 19,30 la corrente è sparita ed è tornata solo durante la notte. Quando le suore devono lavorare e succede come ieri sera si alzano a lavorare di notte. I ritmi africani! Le mie giornate le trascorro prevalentemente al centro di sanità. Sono ormai esperta a preparare i vetrini per l’analisi della malaria. Ieri ho visto lo ‘studio dentistico’ di sr Adelia: ho fotografato lei e Gilbert all’opera perché voglio mostrarlo a Cristina… Ai bambini tolgono i denti senza anestesia… potevate sentire anche voi i loro strilli.

Questa settimana sono andata anche al centro dei ragazzi della strada (maibobo) dove opera sr Clara una suora marista di Brescia. E’ veramente ben strutturato. Ci sono ambienti grandi per i momenti comuni due dormitori (i ragazzi dormono su delle tavole di legno con una coperta), un campetto da calcio, una stalla con una mucca e qualche capretta (ogni mattina un ragazzo ci porta un litro di latte appena munto), una cucina (si fa per dire!) con due grandi pentoloni (uno per i fagioli e uno per la polenta ed è così ogni giorno), una cappella a cielo aperto come si usa in Africa un bellissimo giardino un porticato con delle vasche tipo le lavanderie dei nostri nonni dove i ragazzi si lavano e si rimettono i vestiti sporchi lerci di prima. Non hanno armadi dove mettere i vestiti che non hanno e davanti ai quali andare in crisi perché non sanno che vestito scegliere!

Il tutto é stato costruito dalle suore sul terreno della diocesi con gli aiuti provenienti dall’Europa. Con sr Clara lavorano animatori e assistenti sociali pagati da un’associazione che fornisce anche il 75% del cibo necessario. Il resto viene comprato con i soldi dei benefattori che le suore ricevono quando tornano in Italia. Così pure viene pagata la scuola cioè la retta, la divisa, il materiale scolastico e, quando i ragazzi studiano fuori città, anche il materasso, il secchio e biancheria che al centro non usano (es asciugamano, lenzuola, persino il pigiama).

Lo scopo del centro è quello di aiutare i ragazzi a inserirsi nelle loro famiglie, se le hanno, a frequentare la scuola o a imparare un mestiere. Molti ce la fanno, ma non tutti. Alcuni infatti ritornano in strada o finiscono in prigione dove continuano ad essere sostenuti dal centro. I ragazzi inseriti nelle famiglie vengono seguiti dagli operatori che periodicamente vanno sulle colline a visitare le famiglie e a parlare con gli insegnanti. I ragazzi ora sono 44. Mentre ero là ne è arrivato uno nuovo per chiedere di essere accolto: mi sembrava di essere all’oratorio di don Bosco. Qui vicino c’è anche un centro delle ragazze di strada sostenuto dall’associazione Variopinto di Como: ci sono 30 ragazze dai 7 ai 14 anni. Imparano a cucinare, a gestire la casa, fanno un corso di cucito (il centro ha 9 macchine singer come quelle delle nostre nonne), vanno a scuola. Anche le più grandi sono analfabete. Ho comprato loro due tamburi e due palloni per i loro momenti ricreativi. Dovevate vedere la loro gioia!

Sono andata ancora con sr Virginie sulle colline (alte anche 2000 m.) in cerca di due mamme, Eugenia e Francine, malate di aids perché venissero in città per fare la tessera sanitaria. E’ iniziata adesso la mutua. Abbiamo girato con una piccola toyota tra i bananeti su delle strade simili a sentieri. Sr Virginie è bravissima a riconoscere i sentieri e le case e a tenere la strada!

Abbiamo aspettato le due mamme che non erano a casa. Le loro figlie sono andate a cercarle tra i bananeti e con i ritmi africani in quattro ore siamo riuscite a consegnare alle due donne 2500 franchi rwandesi (il costo della tessera sanitaria) e a convincerle a venire in città per ottenerla. Per loro é difficile accettare l’idea di pagare prima di avere il servizio sanitario e le medicine. Il centro dove lavora sr Virginie è della diocesi. Insieme ad alcune infermiere e assistenti sociali si occupa di 86 donne malate di aids e 168 orfani inseriti o nelle loro famiglie (con mamme o con nonne) o in famiglie allargate.

Le donne, quasi tutte vedove, vengono istruite sulla malattia e sulle cure necessarie su come gestire la casa e prendersi cura dei figli perché non si ammalino e siano mandati a scuola. Il centro dà loro fagioli, farina di mais, olio e soia provenienti da un organismo USA.

I soldi che mi sono stati dati dalla parrocchia dalle famiglie di Ponte e di altri luoghi sono stati divisi tra i tre centri: 1. quello di sanità: sr Adelia paga l’ospedale ai più poveri compra il latte per i bambini denutriti sostiene le famiglie che hanno figli con problemi fisici o mentali (poliomielitici ciechi ed epilettici) e i malati di aids.  2. quello dei ragazzi della strada: sr Clara provvede ai ragazzi ciò che serve proprio come una mamma. 3. quello dei malati di aids: sr Virginie ha pagato le tessere sanitarie alle famiglie più povere, provvede il latte ai bambini denutriti a volte malati essi stessi di aids, paga la scuola ai figli delle famiglie più povere.

Giorni fa ad esempio ha fatto 8 ore di strada per andare a prendere un ragazzo orfano che abita oltre Kigali con la nonna perché possa frequentare qui in città la scuola superiore. Ha pagato la retta scolastica gli ha comprato il materasso e tutto quello che serve per la scuola e il convitto e tiene i collegamenti con il direttore e gli insegnanti.  Una parte dei soldi la comunità li usa per i poveri che ogni giorno bussano alla porta. Prevalentemente chiedono aiuto per far studiare i figli.

Le suore ringraziano tutti voi che avete donato con generosità e chiedono al Signore di riversare su di voi quella benedizione che esse ricevono dai poveri ogni volta che li aiutano. E anch’io vi ringrazio di cuore perché è veramente commovente ricevere la benedizione del Signore dalla bocca di un povero: generalmente mamme preoccupate per i loro figli. E grazie anche delle vostre preghiere.

Buona domenica a tutti e un affettuoso abbraccio a ciascuno

suor Laura

 

Butare,10 febbraio 2006

Carissimo don Francesco,

sono appena tornata dal villaggio dei Batwa, dove sono stata con sr Virginie, una postulante congolese e due ‘fratelli’, per distribuire riso fagioli e olio. Le piogge non si decidono a venire e le famiglie che vivono con il raccolto del loro piccolo campo non hanno di che mangiare.

Quando siamo arrivati abbiamo trovato solo i bambini: gli adulti erano nei campi del fondovalle a zappare la terra per tenerla pronta se mai dovesse piovere. Lavoravano cantando e cantando sono risaliti non appena hanno sentito il richiamo dei loro bimbi.

A ciascuna famiglia sono state date due misure di riso, due di fagioli e un po’ di olio. Prima della distribuzione ci hanno fatto una vivace danza di ringraziamento poi gli uomini hanno fatto la lista delle famiglie (circa 15) per decidere quanto dare a ciascuna.

Un rappresentante per famiglia è venuto a prendere la sua parte. Dovevi vedere: i più fortunati avevano una borsetta di plastica nera o un pezzo di sacco plastificato gli altri usavano la giacca la felpa o le stoffe che le donne usano per avvolgere i loro bambini.

Alla fine di tutto ci hanno fatto un’altra danza vispa e passando davanti a noi ci hanno salutato dandoci la mano. Prima di tornare a casa siamo andati a Kibeho dove è apparsa la Madonna: ho pregato per tutti ma in particolare per i nostri ammalati nel ricordo della festa della Madonna di Lourdes di domani 11 febbraio.

Si sta avvicinando sempre di più il giorno del mio ritorno in Italia. Prima di partire volevo condividere non solo le esperienze ma anche una riflessione che mi ha accompagnato in questi giorni.

Nei sabati, giorni liberi dalle attività, ho potuto fare ritiro spirituale e mi sono lasciata provocare da un articolo riguardante il tema della Commissione per l’evangelizzazione promossa dal Consiglio Ecumenico delle Chiese:

“Nuove prospettive della missione: il suo nome è riconciliazione”.

L’ho rimuginato a lungo perché mi interpella molto: presenta la missione della Chiesa e di ogni cristiano come partecipazione alla

” missione di Dio che riconcilia con sé l’umanità peccatrice per mezzo della morte del Figlio suo Gesù Cristo. La riconciliazione è il cammino che la Chiesa deve compiere con i fratelli ed è anche il traguardo al quale essa deve giungere”.

Mi impressiona che il messaggio: “la riconciliazione cuore della missione della Chiesa” mi venga dato qui in Africa nella mia ricerca di trovare il senso più vero della dimensione missionaria della mia vita tra un popolo che vive nella sua carne il dramma della riconciliazione.

Immaculeé, l’analista con cui lavoro, ha un fratello e una sorella ancora profughi in Congo e non riesce a trovare il modo per farli tornare; a Cecilia, un’infermiera del centro di sr Adelia durante la guerra è stata uccisa una figlia piccola che teneva per mano; molte donne e molti figli il martedì e il venerdì vanno a portare il cibo a mariti e a papà che sono in carcere in attesa di giudizio ancora dal 1994, camminando anche dall’una della notte per essere alle otto del mattino alla porta della prigione; ogni mercoledì nei quartieri della città vengono istituiti tribunali popolari per giudicare chi è accusato di genocidio e spesso questo diventa l’occasione per vendette personali.

Un ragazzo della strada che vive con sr Clara porta da mangiare a suo papà che prima era in prigione a causa della guerra ed ora perché una volta liberato ha ucciso sua moglie che nel frattempo si era risposata.

Anche il vescovo che è un hutu ha avuto molte persone della sua famiglia uccise durante la guerra. Domenica mentre lo ascoltavo parlare alle religiose mi chiedevo quale relazione egli vive in se stesso con questa esperienza!

Il perdono!

Queste persone certamente avrebbero molto da dirmi sulla fatica di convivere con un simile passato, sui sentimenti contrastanti che esplodono di fronte alle persone responsabili del loro dolore e forse anche sul rimorso di essere stati la causa della morte di tanti fratelli.

La riconciliazione cuore della nostra missione!

Ogni famiglia ha il suo dramma da raccontare e le sue situazioni che richiedono di essere digerite.

Giorni fa sono andata con sr Adelia in un villaggio sulla collina per trovare una donna anziana che vive con sua nipote di 15 anni orfana di guerra. Mentre eravamo da lei è arrivata una donna a chiederci che andassimo a casa sua: una capanna di paglia e fango dove vive con una figlia di 33 anni che sta morendo di aids e lascia a lei, vedova, i due figli ancora piccoli che già da tempo sta crescendo insieme a un bimbo di due anni, orfano.

Io partiro’ da Kigali martedi’ alle 16 20 e penso di essere a Ponte Priula entro la sera di mercoledi’.  Dillo alle suore.

Intanto ancora un saluto a tutti e un arrivederci a presto

suor Laura