Una sosta per conoscere noi stessi

3 Maggio 2008 - Categoria: Gruppi

Conoscere noi stessi attraverso…

Carissimi, costa fatica fermarci a CONOSCERE NOI STESSI, per scorpire e apprezzare il valore e il senso della nostra vita, Anch’io  sono spesso trascinato a fare, a realizzare iniziative, piuttosto che fermarmi a riflettere e pregare di più. Mi accorgo d’essere incline più alla cura delle cose da fare che a me stesso e alle persone che si attendono le mie cure, le mie attenzioni, il mio amore. Mi sto fermando ora ad esaminare che cosa mi porta ancor oggi a questo attivismo a scapito della riflessione, dei tempi di silenzio, di pace interiore e di preghiera di cui maggiormente mi sto accorgendo di aver bisogno.

La vita non dobbiamo considerarla un sacco vuoto da riempire con buone azioni, ma ogni vita è realizzata in una persona che gusta a gioia dello stare bene con Dio e con gli uomini, la vita sta nelle buone relazioni. Ma… che cosa occorre cambiare della nostra vita per improntarla a questo?  Come possiamo vivere bene e con la pace di Dio del cuore?

Per trovare una risposta concreta occorre entrare nel mondo delle virtù e dei vizi. Il peccato e i vizi fanno un gran male a tutti e a tutto: a chi compie il male e a chi di questo male deve portarne le tristi conseguenze. Dio, nella Bibbia, comanda all’uomo di mangiare solo i frutti degli alberi del bene  e  ci comanda di evitare di mangiare i frutti dell’albero della scienza del bene e del male, cioè ci comanda di non fare le esperienze del male, ci comanda di abbandonare i sentieri del vizio e di percorrere solo la strada delle virtù. Dio, addolorato nel vederci  prigionieri del male e dei suoi cattivi  frutti, è  venuto in nostro soccorso. Egli non si è limitato ad inviarci una predica, ma  ci ha mandato Suo Figlio  che si è fatto uomo e con il suo esempio ci ha mostrato come si può vincere il male con il bene, i vizi con le virtù.

Vediamo come Gesù – vero Dio e vero uomo – ci ha mostrato il male del vizio e il bene della virtù.

1. UMILTA’ E SUPERBIA

“Gesù umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.  Se vogliano sentirci sereni dentro e non disturbati da ansie e paure, se vogliamo essere serenamente amabili e godere buone relazioni con i fratelli, dobbiamo essere umili, abbassarci, non vantarci, non essere ambiziosi, presuntuosi, orgogliosi. Gesù, come Dio e come uomo, si è presentato bambino indifeso e semplice: è nato povero per insegnarci ad essere umili e non riporre  la felicità nelle ricchezze, nell’ambizione e nei piaceri mondani. Non saremo però noi a salvarci dal peccato  di superbia, ma Dio con la Sua Grazia da chiederGli con insistente preghiera.

2. GRATUITA’ E AVARIZIA

“Il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Dio, padrone del mondo, non  fa sfoggio di onnipotenza e ricchezza, ma ci mostra il suo Amore spogliandosi di tutto, di ogni sicurezza, per incontrarci  nella nostra povertà per farci ricchi della sua ricchezza che non è possedere ma amare. Egli nasce povero, in una famiglia povera, in una famiglia che si guadagna il pane di ogni giorno con il sudore della fronte.  Pur non avendo dove posare il capo, non ha voluto costruirsi né una casa né una chiesa, ma è vissuto povero, pellegrino, bisognoso di tutto e di tutti. Così visse per tutta la vita alla giornata pienamente fiducioso nella provvidenza del Padre.

3. CASTITA’ E LUSSURIA

“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Gesù visse la sua vita consacrata al Padre investendo tutte le sue energie nella sua missione d’amore a servizio dei fratelli. Non ha mai mescolato questo servizio  e la rettitudine delle sue azioni con altri scopi, né con compromessi equivoci. La chiarezza e la limpidità delle sue intenzioni, dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti umani (del suo Amore) lo ha sempre tenuto sulla via della purezza di spirito, senza alcuna falsità. E’ la purezza del cuore che rende limpido e trasparente il nostro occhio e la trasparenza dei pensieri e degli affetti ci rende tutti luminosi, perché illuminati dalla luce dell’Altro Sole. Occorrono limpide relazioni con persone e cose.

4. MITEZZA E IRA

“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime”. Lo stress dell’ira, della rabbia, dell’invidia e della gelosia, consuma le nostre energie, ci logora e ci toglie la pace del cuore. Ci  toglie  la serenità, la freschezza e l’equilibrio delle relazioni e la gioia dello stare insieme con i fratelli nella pace. Per seguire Gesù dobbiamo rinnegare noi stessi, uccidere la nostra avidità, prendere la croce del voler vincere il male solo con il bene e seguirlo. Il distacco dall’avidità ci tiene lontani dalla schiavitù del vizio e il non diventare schiavi di nulla ci permette un cammino leggero e ben orientato, senza frenesie e agitazioni, senza odio, rabbia e rancori.

5. SOBRIETA  E GOLA’

“Siate sobri e vigilate perché il vostro avversario il Diavolo, come leone ruggente è sempre alla ricerca di chi divorare”.  I santi hanno raggiunto il dominio delle passioni e hanno conquistato le virtù salendo due scale: fede-preghiera, mortificazione-generosità. Se mortifichiamo il corpo  non accontentandolo, rendiamo forte la volontà che sarà in grado di soccorrerci nelle scelte e nelle decisioni della vita spirituale. Il cercare il piacere  ci rende sonnolenti davanti  alle tentazioni, ai rischi e alle seduzioni del Demonio.

La fede e la preghiera, i digiuni e le quotidiane piccole mortificazioni sono esercizi da palestra che allenano la nostra volontà  per renderla resistente nell’affrontare progetti imòpegnativi e portare a compimento il bene, sostenendoci nella nostra crescita nelle virtù.

6. STIMA VICENDEVOLE E INVIDIA O GELOSIA

“Non siate invidiosi: Dio ha dato a voi quello che occorre per realizzare il vostro progetto e questo vi basti!”. Dio ha per ciascuno di noi un progetto che ci permette di raggiungere la nostra giusta statura ed essere felici. Le tentazioni dell’invidia e della gelosia ci provocano a confrontarci sempre con gli altri e cercare il confronto per motivi d’orgoglio cioè per umiliare l’altro e rendere insoddisfatti occhio, mente e cuore. L’invidia e la gelosia ci rendono tristi, lacerati e prostrati, insofferenti e corrosi, vivendo male e seminando attorno a noi cattivi atteggiamenti.

7. ENTUSIASMO E ACCIDIA

“Ho sepolto il mio talento sotto terra per paura di perderlo”. Non sono capace, non sono portato, non ho le doti per fare le cose che mi chiedono. Seentassi farei di sicuro brutta figura e ho paura che gli altri mi deridano e mi considerino peggiore di loro. Se invece rimango nasacosto nel sottobosco della vita non occorre che mi impegni più di tanto e posso avere una vita tranquilla, senza rischi, e senza fare tanta fatica. Se sto nell’ombra, senza prendermi impegni, mi assicuro giorni tranquilli e potrò godermi la dolce anche se insipida  vita del fannullone. Non sarò assillato dalle scadenze, da tappe  da dover raggiungere e potrò godermi il dolce far nulla. Scoprire la ricchezza delle mie doti, scoprire la fiducia che Dio mi dà e la missione che Dio mi affida e credere in Dio e nel mio destino eterno di vita e di risurrezione trasformeranno le mie piccole e meschine gioie in grande e vero ENTUSIASMO.