2. I neofiti Darshan e Harinder Singh, con i figli Ashu e Viki continuano il loro cammino …

5 Ottobre 2011 - Categoria: Bacheca-3

nella solenne veglia pasquale 2012La famiglia, originaria del Punjab (India) e di religione Sick, è composta dal Signor  Singh Darshsan,  dalla Signora Kaur Harinder, dai 2 figli Singh Harshdeep  (Ashu)  Singh Vikrm (Viki). Dopo vari contatti con Suor Laura e con Don Francesco, ha iniziato, alcuni anni fa, il suo graduale inserimento nella nostra Comunità Cristiana. Ha iniziato a pregare davanti ad una piccola Icona di Gesù e poi davanti ad un Volto di Cristo di Giovanni Bisson. Dopo aver scritto una lettera al Vescovo Corrado  per chiedere il Battesimo, in Ottobre,  all’inizio dell’Anno Pastorale 2010-2011, è stata presentata alla Comunità di San Carlo Borromeo in Ponte della Priula, come aspirante al Catecumenato. Il 19 dicembre 2010, quarta domenica di Avvento, viene accolta, all’ingresso della chiesa parrocchiale, dal Parroco Don Francesco, e inserita nel numero dei Catecumeni che, per le mani del Vescovo e in Cattedrale, nella Veglia Pasquale del 2012,  riceveranno i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Arrivati con il Celebrante e i Ministranti davanti all’Altare, fanno insieme la genuflessione davanti a Gesù nel Tabernacolo.     Don Francesco chiede ad ogni candidato di dire ad alta voce il proprio NOME che viene ascoltato con gioia dall’Assemblea.         Celebrante: – Che cosa chiedete alla Chiesa? Candidati: – La fede. Celebrante:- Che cosa vi dà la fede? Candidati: – La vita eterna.       Ora i Candidati esprimono, con le parole del Rito, la loro volontà di percorrere il Cammino catecumenale e il loro proposito di fedeltà.     Anche Graziella e Floriano, Daniela e Silvano, si impegnano in una amicizia costruttiva con questa famiglia creando con i suoi membri nuovi legami umani e relgiosi e invitandola a far parte, in futuro, del loro Gruppo famiglia.       Il Celebrante traccia il SEGNO DI CROCE  sulla fronte di  SINGH DARSHAN        KAUR HARINDER           SINGH  ASHU           SINGH VIKI               Ora anche Fabio, Suor Rosilda, Graziella, Floriano, Daniela e Silvano, come catechisti e accompagnatori, tracciano il Segno di Croce sulla fronte di questi 4 compagni di viaggio.         Continuerà, fino alla Pasqua 2012, il cammino catecumenale: – un incontro per Darshan e Harinder ogni merccoledì sera con il Gruppo biblico; – l’incontro settimanale di catechismo per Ashu e Viki con i loro coetanei crisriani; – l’incontro, tenuto da Don Francesco e Suor Laura ogni Domenica sera, sul Vangelo di Marco; – la Santa Messa Festiva. Il gruppo di  accompagnatori che camminerà e crescerà insieme.         Aiutaci, o Vergine Santa, in questo meraviglioso itinerario e donaci perseveranza… A tutti voi visitatori chiediamo una preghiera per questa carissima famiglia Simgh.   Carissimi Darshan e Harinder, Ashu e Viki, Don Francesco, le Suore, Suor Laura, Fabio e la Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo e tanti vostri amici vi sono vicini con la loro preghiera. Buon cammino!           L’Assemblea, dopo l’Omelia, partecipa alla CONSEGNADEL CREDO.           Davanti all’Assemblea della Comunità raccolta per l’Eucaristia i 4 CATECUMENI, maturata la volontà di aderire alla fede cristiana che sarà loro donata nel Battesimo, sono pronti per ricevere la CONSEGNA DEL CREDO APOSTOLICO.             Consegna a Darshan             Consegna ad Ashu             Quando tutti i membri della Comunità hanno ricevuto in CONSEGNA IL CREDO, insieme, Celebrante, Comunità e Catecumeni facciamo la professione di fede.           Con gli incontri sul Vangelo di Marco, che facciamo  ogni domenica sera, dalle 20.30 alle 22.00, lo Spirito guida alla conoscenza fondamentale di Gesù, in un itinerario di fede che introduce alla vita cristiana e alla liturgica della Chiesa, per preparare al Battesimo, alla Conformazione e all’Eucaristia, cioè alla Vita nuova in Cristo. Con questi incontri nasce e cresce la fede, e si entra nel cuore del mistero della salvezza. Prima viene la Parola di Dio, che il catecumeno deve conoscere e fare propria; poi verrà il Battesimo come completamento e sigillo di ciò che la Parola di Dio ha provocato in noi, cioè la conversione e la volontà effettiva di seguire Cristo. In questo consiste essere iniziati alla fede e ai sacramenti. Il Catecumenato è la fase preparatoria per l’incorporazione alla Chiesa mediante il Battesimo: un’istituzione pastorale e liturgica sorta all’interno delle comunità cristiane sul finire del II secolo,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per accompagnare, attraverso

l’istruzione catechistica,

la pratica religiosa,

l’esercizio delle virtù cristiane

le persone convertite al cristianesimo. Nel IV secolo, i catecumeni erano suddivisi in due gruppi: a. gli “ascoltatori”, che ricevevano l’iniziazione cristiana; b. gli “eletti” che si erano iscritti al battesimo e chiamati “illuminati”. Dall’Epifania, quando si annunciava la data delle Pasqua, fino alla Domenica delle Palme, termine della Quaresima,  era il vescovo che teneva le catechesi ai Catecumeni, per trasmettere gli elementi essenziali della fede. Nella Settimana Pasquale, faceva quindi la parte mistagogica, cioè spiegava il significato dei sacramenti e proponeva come viverLi. Il Vescovo in persona introduceva gli aspiranti al Battesimo  e li aiutava as essere consapevoli della scelta di vita che si preparavano a compiere, impegnandosi  a vivere in modo nuovo, nella fedeltà a Cristo e in comunione con la Chiesa. I catecumeni  dovevano partecipare regolarmente alle funzioni liturgiche, tenere un comportamento degno e manifestare nella vita quotidiana  il desiderio di cambiare vita, con la penitenza e il dominare le passioni. Centrale, nella catechesi dei catecumeni, era il tempo dedicato alla conoscenza e assunzione del “Simbolo degli apostoli”: – la spiegazione del nome e dell’origine del Simbolo, – le formule del Simbolo, – il commento del vescovo o di un suo rappresentante  – successore degli apostoli e perciò chiamato a tramandare la tradizione apostolica – ad ognuno dei dodici articoli del  Simbolo.   Da ultimo, l’invito agli “eletti” ad imparare a memoria il Simbolo.  Il Battesimo amministrato dal Vescovo nella Solenne Veglia Pasquale. Nel  IV sec. il rito del Battesimo iniziava con il vescovo che toccava le orecchie e le narici del battezzando, e diceva: “Effatà, cioè apriti” (Mc 7,34): a significare che l’incontro con Gesù nel Battesimo operava nell’uomo il prodigio di renderlo capace di udire i misteri e di sentire il profumo di Cristo. Nel Battistero, poi, si procedeva all’unzione del battezzando per disporre il nuovo atleta in Cristo alle lotte che avrebbe comportato il vivere la viat nuova in Cristo. Seguivano la rinuncia a Satana e alle sue opere, al mondo e alle sue seduzioni, con il battezzando  rivolto prima ad occidente, sede del demonio, poi ad oriente, sede di Cristo. Infine, la benedizione del fonte battesimale intesa come gesto di liberazione dallo spirito del male e la preghiera di invocazione della grazia fortificante di Cristo. Il battezzando, calato ora nel fonte battesimale, faceva la professione di fede, rispondendo “credo” alle tre domande del vescovo: Credi in Dio Padre onnipotente? Credi nel Signore nostro Gesù Cristo e nella sua croce? Credi nello Spirito santo? Venendo immerso nella vasca per tre volte. Uscito dal fonte, il Battezzato riceveva l’unzione con il sacro Crisma, come segno della rinascita dall’acqua e dallo Spirito santo, della liberazione dal peccato, della incorporazione alla Chiesa, Corpo di Cristo, per la vita eterna. Subito dopo il Battesimo, veniva consegnata una veste bianca, simbolo della remissione dei peccati e della riconquistata innocenza da portare sempre senza macchia nella vita di ogni giorno. Insieme al Battesimo si amministrava anche la Cresima. Processionalmente i battezzati entravano in chiesa dirigendosi verso l’Altare e per la prima volta partecipavano all’Eucaristia accostandosi alla Mensa eucaristica. Così spiega Giovanni Crisostomo: “Ora, come uno che, dopo aver presa e messa in fonderia una statua d’oro macchiata per il tempo, di fumo, di polvere e di ruggine, ce la restituisce pulitissima e splendente, così Dio, presa la nostra natura rovinata per la ruggine del peccato, piena del fumo derivante dagli errori e senza bellezza che ebbe da Lui dall’inizio, la rifuse di nuovo, e immettendo le acque come in una fonderia e facendo spirare la grazia dello Spirito anziché il fuoco, ci riconduce, rifatti e rinnovati con grande splendore, a mirare d’ora innanzi i raggi del sole, avendo abbattuto l’uomo vecchio e preparato il nuovo, più fulgido del primo. Le Catechesi ci insegnano quindi a cogliere il significato e l’efficacia del Battesimo. Questi documenti della Chiesa antica sono quindi preziose testimonianze per l’intelligenza della fede e il rinnovamento della vita.

 

INCONTRO DI PREPARAZIONE ALLA PASQUA

DELLA FAMIGLIA SINGH CON PADRINI E MADRINE

 

Prima Omelia di FRANCESCO, Vescovo di Roma che presiede alla Carità

In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.  Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia
1.  Camminare: la mia vita è un cammino? Perché il fermarmi non va? 2.  Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, sulla pietra che è Cristo: Io sto edificando la Chiesa su Cristo? 3.  Confessare Cristo; se non si confessa Cristo, si confessa la mondanità  del diavolo, la mondanità del demonio. Io chi confesso?  Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore:  siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, non discepoli del Signore. In questa omelia dov’è presente l’umiltà e la semplicità di Francesco, nuovo vescovo di Roma?  Io accetto Francesco come mio Pastore e la Chiesa di Cristo come mia CHIESA, oppure la mia Chiesa sono IO?