Catechesi adulti – Anno XXV – Scheda 14

21 gennaio 2012 - Categoria: Catechesi

Parrocchia di San Carlo Borromeo Vescovo in Ponte della Priula

Verso il Convegno diocesano

ABITA LA TERRA

E VIVI CON FEDE

(Salmo 37,3)

GENNAIO ECUMENICO

E SETTIMANA DI PREGHIERA

PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

 
 

                                         Anno XXV, Scheda 14

INTRODUZIONE
Nel linguaggio popolare corrente, la parola vittoria richiama immediatamente l’idea di un combattimento superato: una guerra, una competizione sportiva, una concorrenza sul mercato. Chi vince prevale contro qualcuno, su qualcuno, a scapito di qualcuno e a proprio vantaggio. Si tratta della vittoria ottenuta dopo aver provocato una prova di confronto con qualcuno, dopo averla combattuta e conclusa con la dimostrazione della propria superiorità.
La vittoria porta con sé l’aver fatto pesare sull’altro la propria superiorità attraverso l’uso delle più svariate forme di violenza che hanno costretto l’altro, il “nemico”, a riconoscere al vincitore il ruolo di padrone e di dominatore, e si canta vittoria dopo aver messo in ginocchio il nemico con la sconfitta. Ma chi è che canta vittoria? Canta vittoria l’orgoglio del vincitore, la sua ambizione, la sua superbia, la sua arroganza incentivata dagli interessi economici, dalla concorrenza e dalla competizione, dal confronto utilitaristico, dal gareggiare, dal desiderio di primeggiare a scapito di chi risulta inferiore. Il vinto viene prima percepito come nemico e poi dichiarato tale. Chi cerca la vittoria, dovrà “combattere contro”, in ogni modo e con tutte le forze, e possibilmente sconfiggere. Il fratello è visto prima come pericoloso antagonista, poi come nemico e avversario. Quasi sempre la logica della guerra dà euforia a chi ne esce vittorioso fino al punto da convincerlo di essere, a buon diritto, padrone del fratello sconfitto.
La vittoria di Cristo invece, quella che Lui ci propone, è la vittoria di chi vince il male con il bene, di chi vince il potere con la debolezza, la superbia con l’umiltà, la sapienza umana con la stoltezza della Croce, la sfrontatezza della ricchezza con la fragilità della povertà.
La prima vittoria rende duri i cuori, mentre la seconda – quella di Gesù – i cuori li trasforma. Questo tipo di vittoria infatti richiede un lungo processo di trasformazione che avviene secondo i tempi di Dio, non i nostri, e richiede da noi paziente attesa e profonda fede in Dio.
TESTI BIBLICI
1° “Ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (1 Pt 20-23).
2°  “Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4, 29-32).
3° “Gareggiate nello stimarvi a vicenda” (Rom. 12, 10).

RIFLESSIONE A APPROFONDIMENTO

Il materiale per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno, è stato preparato da un Gruppo di lavoro composto da rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa ortodossa e delle Chiese protestanti presenti in Polonia. Questo Gruppo di lavoro, tenendo conto degli avvenimenti storici della sua nazione, ha deciso di focalizzare un tema che riguardasse il potere trasformante della fede nel Signore Risorto.
La storia della Polonia è stata segnata, infatti, da una serie di sconfitte e di vittorie: chi non è giovane, certamente ricorda le molte volte in cui la Polonia è stata invasa da nemici, e la sua lotta costante per la libertà che ha dato vita alla Nazione. Eppure, quando c’è una vittoria, ci sono delle persone che hanno perso e che non condividono la gioia e il trionfo dei vincitori. Questa lettura della propria storia, ha portato il Gruppo ecumenico polacco, responsabile della stesura del testo di quest’anno, a riflettere più approfonditamente su che cosa significhi “vincere” e “perdere” dal momento che Cristo ci ha mostrato una strada assai diversa da come noi lo intendiamo comunemente. Quando i discepoli di Gesù discussero su “chi fosse il più grande”, il più potente, il vincitore, Gesù dice: “Se uno vuol essere il primo, deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Queste parole parlano sì di vittoria, ma mediante il servizio reciproco, l’aiuto agli ultimi, ai dimenticati, agli esclusi. La consapevolezza che questa “vittoria” è possibile soltanto attraverso una trasformazione spirituale, ha motivato il Gruppo polacco a scegliere le parole di San Paolo: “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore” come tema per la settimana di preghiera di quest’anno.
Il traguardo da raggiungere è una vittoria che unisce tutti i cristiani nel servizio a Dio e al prossimo. La preghiera trasformante è una realtà potente nella vita di un cristiano.
Nel piano di salvezza di Dio c’è posto per tutti. Mediante la sua morte e risurrezione, Cristo abbraccia tutti, vincitori e vinti, “perché chiunque crede in Lui, abbia vita eterna”.
Anche noi possiamo partecipare alla sua vittoria! Se rafforzeremo la nostra fede in lui, se offriremo la nostra piena collaborazione allo Spirito Santo presente in noi e nella sua Chiesa,  sarà possibile anche a noi vincere il male con il bene.

Interroghiamoci

In quali occasioni sento forte la tentazione di essere il primo, il migliore degli altri, il leader del gruppo?

Preghiera

Donami, Signore, un cuore mite e umile per incontrare tutti come fratelli, e creare “gare” solo di stima vicendevole.

Impegno missionario

Cercherò di prendere coscienza delle mie ostilità nascoste che inquinano le mie relazioni.