1. CORSO DI CATECHESI, sul tema: “Nell’Eucaristia nasce e rinasce la gioia”, Scheda 10

2 dicembre 2017 - Categoria: Catechesi

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Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno XXX: 2017-2018


NELL’EUCARESTIA NASCE E RINASCE LA GIOIA

Scheda 10

TEMA:  “Prendete e mangiate” e i Riti di comunione

 

Il mistero dell’Eucaristia è la più meravigliosa delle 7 grandi Azioni che la Trinità continua a compiere nella Chiesa e per il mondo, per noi. Attraverso l’Eucaristia Dio ci chiama a mettere in sintonia i nostri pensieri e i nostri desideri con i suoi; a riempire la nostra memoria dei suoi benefici, a rendere costruttive di bene la nostra intelligenza e la nostra fantasia; a rendere la nostra volontà realizzatrice di relazioni profondamente umane e autenticamente evangeliche.

Mangiare il Corpo di Cristo, cioè “fare la comunione” significa aprire la mente e il cuore allo Spirito, che Cristo ci dona, e lasciarci permeare da Lui: lasciarci plasmare dal suo modo di essere, acquisire quell’amore che ci convince a donare la vita per gli altri come lui ha consegnato la propria vita a Dio e ai fratelli. Nel segno dell’Eucaristia contempliamo il manifestarsi di un amore capace di offrire tutto senza trattenere nulla per sé. E ogni volta che questo amore gratuito lo contempliamo in chi sa vivere il dono della sua vita allo stesso modo, lì c’è davvero il Signore, lì c’è quello che non passa perché rimane in eterno, lì c’è il compimento di ogni vita e della storia.

Cerchiamo ora di cogliere il senso pieno delle parole con le quali Gesù comanda di celebrare l’Eucaristia: “Fate questo in memoria di me”. Fate questo significa sì, fate i gesti che io faccio ora, dite le parole che io dico ora; ma anche fate ciò che io ho fatto e sto facendo nella mia vita di cui il pane e il vino sono “segno sacramentale”. Come io dono la mia vita in obbedienza al Padre, così voi potete donare la vita per diventare pane spezzato e sangue versato per la salvezza del mondo.

È commovente quello che Gesù vive e dona: ama il mondo e gli uomini fino a consegnare la vita per un mondo come quello che abbiamo davanti agli occhi; dona tutto, non conserva nulla per sé. È giusto? È ragionevole? È utile? Non è forse più logico salvare la propria vita, unica nostra ricchezza? Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire, cioè per dare la sua vita come riscatto per la moltitudine. Gesù ha seguito la logica del chicco di grano che, se non muore, rimane solo; se muore, produce molto frutto. Secondo questa logica, non è gioia piena e vita piena se non quella che dà vita e speranza agli altri.

Fare la comunione significa fare del Pane spezzato il modello dei nostri sentimenti e comportamenti. Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me.

Vivere uniti a Cristo pur conservando un vero contatto con il mondo, ci permette di assumere, non gli obiettivi del mondo quali il successo, la ricchezza, il potere, il piacere, ma la proposta di Gesù: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.

L’Eucaristia celebrata e ricevuta è paragonabile al seme vivo che si sviluppa e produce vita per nutrire gli altri. San Paolo, nella Lettera ai Romani, ci esorta: Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno di noi muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore. L’Eucaristia pian piano può trasformare l’ansia del possedere nella gioia del donare che l’esperienza ci conferma.

 

EG Capitolo III: L’ANNUNCIO DEL VANGELO (nn. 110 – 114)

 

Noi battezzati abbiamo la missione di evangelizzare proclamando esplicitamente che Gesù, con la sua morte e risurrezione, è diventato il Signore della vita, il Kirios. San Giovanni Paolo II ripeteva spesso che il primo compito della Chiesa, del Popolo di Dio, è l’evangelizzazione, cioè l’annuncio gioioso, paziente e progressivo della morte e della Risurrezione di Cristo. Si tratta del mistero voluto e realizzato dalla Trinità la quale agisce concretamente attraverso il popolo di Dio, pellegrino ed evangelizzatore. La salvezza è opera della misericordia divina. Non esiste azione umana che possa meritare tale dono. Dio gratuitamente ci attira e ci unisce a Sé. Egli invia il suo Spirito nei nostri cuori per trasformarci, per farci suoi figli e renderci capaci di rispondere con la nostra vita al suo amore.

La Chiesa è inviata da Cristo nel mondo come “segno” della salvezza offerta da Dio. La Chiesa, portando la “buona notizia” del Vangelo, è strumento di Dio che opera incessantemente. Lo esprime bene Benedetto XVI: “La prima Parola, la vera iniziativa e l’autentica attività vengono da Dio: se ci inseriamo in questa iniziativa divina, possiamo anche noi divenire evangelizzatori, con Lui e in Lui”. Il protagonismo di Dio non dobbiamo mai separarlo dal nostro lavoro di evangelizzazione. La Salvezza, che Dio realizza e che la Chiesa annuncia, è per tutti. Dio ha istituito l’Eucaristia per entrare in comunione con uomini e donne di tutti i tempi, e ha scelto di convocarci come popolo e non come singoli. Nessuno si salva da solo, né come individuo isolato, né con le sole proprie forze. Dio ci coinvolge nella complessa rete delle relazioni tra persone che costituisce la vita di ogni comunità. È la Chiesa il popolo che Dio si è scelto e ha convocato.

Gesù non dice agli Apostoli di andare a costituire un gruppo speciale di persone straordinarie, ma “Andate e fate discepoli tutti i popoli”. San Paolo afferma che nel popolo di Dio, nella Chiesa, non c’è Giudeo né Greco … perché tutti siamo uno in Cristo. Anche chi si sente lontano da Dio e dalla Chiesa, chi vive nella paura, nell’indifferenza e nel peccato, anche costoro sono chiamati dal Signore a essere parte del suo popolo, nel pieno rispetto della libertà! I membri del Popolo di Dio entrano gradualmente nel progetto di salvezza del Padre; sono il fermento di Dio in mezzo ai fratelli, annunciatori e portatori di Salvezza in questo nostro mondo, che spesso è smarrito, che ha sempre bisogno di speranza. In questo nostro tempo, possiamo costatare che lo Spirito Santo sta trasformando la Chiesa in un luogo di sempre maggior misericordia, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere la vita buona del Vangelo.