12. INCONTRI FORMAZIONE ECUMENICA E ALLA PACE per il mese di Gennaio, Scheda 12

6 gennaio 2018 - Categoria: Catechesi

 

Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno XXX: 2017-2018


Dialoghi di formazione per gennaio, il Mese Ecumenico e della Pace scheda_filosofia

Scheda 12

Tema:  SETTIMANA di PREGHIERA per L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018

Potente è la tua mano, Signore  (Esodo 15, 6)

Potente è la tua mano, Signore! Sono parole del canto di lode che Mosè innalzò a Dio dopo il passaggio del mar Rosso. Canto per la vittoria di Dio sulla schiavitù, rappresentata dall’esercito del faraone travolto dalle acque del mare. L’uscita dall’Egitto è l’atto liberatore di Dio: la lotta di Dio per liberare il suo popolo dalla schiavitù ha qui il suo culmine. Si tratta di un’azione di forza di Dio che travolge l’esercito del faraone. Per due volte si nomina la mano “destra” di Dio quale immagine della sua forza: Potente e terribile è la tua mano, Signore, la tua destra spezza il nemico. A noi, abituati forse a concepire la salvezza in termini sentimentali, come se l’amore cristiano fosse un insieme di sorrisi e di buone azioni, è difficile adattarsi al modo in cui viene descritta la salvezza nel racconto che precede il canto di vittoria del capitolo 15 del libro dell’Esodo.

 

Lotta per il bene e la salvezza

La salvezza è il frutto della lotta contro il potere del male e della morte. L’apostolo Paolo, tenace annunciatore del Vangelo, più volte esprime questo carattere di lotta estrema della fede cristiana. Nella lettera agli abitanti di Efeso, egli esorta a indossare l’armatura di Dio per contrastare il potere del male: Prendete forza dal Signore, dalla sua grande potenza. Prendete le armi che Dio vi dà per resistere contro le manovre del diavolo. Noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. Prendete allora le armi che Dio vi dà (Ef 6, 13). Lo stesso Gesù scatena l’opposizione del maligno che vede in lui una minaccia per il suo potere: Che vuoi da noi, Gesù di Nàzareth? Sei forse venuto a rovinarci? Lo so chi sei: tu sei mandato da Dio, grida lo spirito immondo (Mc l,24). L’attività di Gesù viene così riassunta alla fine della giornata di Cafarnao: Viaggiò così per tutta la Galilea predicando nelle sinagoghe e scacciando i demoni (Mc l,39).

Nell’inno di vittoria la salvezza è presentata come una lotta: il linguaggio è quello della guerra. Viene messo in risalto che è Dio a salvare e a liberare l’uomo attraverso la sua potenza. Nell’inno si dice: Il Signore è un guerriero: Signore è il suo nome!. Il suo agire è più potente della forza dell’esercito del faraone che tenta di schiacciare l’indifeso Israele. Si tratta dell’affermazione del potere di Dio: la salvezza è lotta e vittoria contro il potere del male e della morte, non è pacifica contemplazione. Il potere del male non resiste alla potente mano destra di Dio. Per questo il Signore è chiamato guerriero e la destra di Dio è definita potente. Si tratta della forza di un Dio che non si rassegna al male e all’ingiustizia, ma libera e salva il suo popolo dalla schiavitù. Salva il povero dalle mani dei malvagi che lo schiacciano ingiustamente. Dio non è mai indifferente davanti al male. Così canta di Dio il Salmo 146: Il Signore difende la causa dei perseguitati. Il Signore libera i prigionieri, dà il pane agli affamati; il Signore apre gli occhi ai ciechi, rialza chi è caduto e ama gli onesti. Il Signore protegge lo straniero, difende l’orfano e la vedova e sbarra il cammino agli oppressori.

L’inno conclude : Il Signore è re in eterno e per sempre! (Es 15,18).

 

Una nuova creazione

Il passaggio del mare è perciò molto più di un attraversamento che conduce Israele alla libertà dalla schiavitù egiziana: si compie la Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita, dal peccato al perdono. Israele, minacciato da un potere di morte, ha assunto la sua espressione simbolica più evidente proprio in Es 14 con la descrizione dell’esercito del faraone e dell’approssimarsi del mare. Il passaggio avviene durante la notte. Sono le tenebre cosmiche, vinte dalla presenza di Dio nella colonna di fuoco e di nube, che permette a Israele di camminare verso la luce del mattino. Ci sono dei riferimenti al racconto della creazione: il vento (Es 14,21) e la terra asciutta che appare in mezzo alle acque (Es 14,22-29). L’acqua è quella delle origini. Israele passando in mezzo alle acque del mare passa a una nuova vita. Il passaggio del mare è una nuova creazione, è la nascita di Israele come popolo. Questo è il contenuto del canto di vittoria.

Il nostro mondo è segnato dalla violenza, dalle guerre, dal terrorismo, dalla criminalità. L’ingiustizia nei confronti dei poveri segna la vita di tanti fratelli. Non si può rimanere indifferenti. Soprattutto nelle nostre chiese dell’Europa occorre risvegliare le coscienze di fronte alla forza del male e mettersi in ascolto del grido dei poveri e anche del grido di dolore della nostra madre terra, violentata e inquinata dagli interessi di pochi. Ricordiamo l’Esodo: Non sfruttate né opprimete lo straniero, perché voi stessi siete stati stranieri in Egitto. Non maltrattate la vedova o lorfano. Se li maltrattate, quando invocheranno il mio aiuto, ascolterò il loro grido (Es 22,20-23). Facciamoci dunque carico del grido dei poveri e percorriamo le strade del nostro mondo indossando l’armatura di Dio, come ci esorta San Paolo: … Sempre tenete in mano lo scudo della fede con cui potete spegnere le frecce infuocate del Maligno. Prendete anche il vostro elmo, cioè la salvezza, e la spada dello Spirito Santo, cioè la parola di Dio (Ef 6,14-17). Ci chiediamo: come possiamo intraprendere un nuovo cammino di unità delle nostre comunità davanti alla forza del male e al bisogno di salvezza delle donne e degli uomini del nostro tempo? Nelle paure il Signore si rivolge a noi oggi come Mosè si rivolse a Israele inseguito da un forte esercito che rischiava di annientarlo: Non temete! Abbiate coraggio e vedrete quello che oggi il Signore farà per salvarvi. Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare per il suo amore per il Vangelo e i poveri, diceva che l’unica violenza permessa al cristiano è quella contro se stesso “l’unica violenza che ammette il Vangelo è quella che si fa a se stessi. La violenza su se stessi è più efficace della violenza sugli altri. È molto facile uccidere, soprattutto quando si hanno armi, ma quanto è difficile lasciarsi uccidere per amore”.

 

La mano di Dio semina la terra; essa pianta semi di libertà, speranza e amore.

In ogni terra e in ogni popolo, lasciamo che i bimbi si prendano per mano

e siano una cosa sola nella mano di Dio.