1. CORSO DI CATECHESI: “L’Eucaristia: sorgente di vita: ne curiamo la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica, Scheda 23

7 Aprile 2018 - Categoria: Catechesi

catechesi

Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno XXX: 2017-2018

NELL’EUCARESTIA NASCE E RINASCE LA GIOIA

Scheda 23

 

 

TEMA. L’Eucaristia: sorgente di vita per la Comunità cristiana. Ne curiamo la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica

 

Nella celebrazione della Messa, il passaggio dalla liturgia della Parola alla liturgia Eucaristica viene messo in evidenza dal fatto che la liturgia della Parola ha il suo centro all’ambone e alla cattedra, mentre la liturgia Eucaristica ha il suo centro nell’altare. Pertanto, a ciascun luogo liturgico va dato il suo significato: non è bene predicare dall’altare, come non è bene dare gli avvisi parrocchiali dall’ambone ma, in forma distinta,  da un microfono o da un leggio.

La liturgia della Parola termina con la Preghiera universale. È importante che le intenzioni della preghiera siano formulate in modo semplice e chiaro, non siano cioè piccole omelie o lunghe spiegazioni. Deve risultare subito chiaro per chi si prega così che i fedeli possano rispondere facilmente: Ascoltaci, Signore!

Nel Messale viene indicata la successione delle intenzioni:

a) per le necessità della Chiesa; b) per i governanti e la salvezza di tutto il mondo; c) per quelli che si trovano in particolari necessità; d) per la comunità locale.

 

La liturgia eucaristica

Dopo la liturgia della Parola viene preparato l’altare-mensa per l’Eucaristia dove vengono portati processionalmente il pane e il vino sui quali verrà invocato lo Spirito Santo e per i quali si renderà grazie al Padre. Possono essere portati anche doni per i poveri e oggetti significativi evitando cose che non siano in sintonia con la Liturgia Eucaristica. Il pane e il vino sono già un’offerta completa: frutto della terra e del lavoro umano, hanno in sé la gioia e la fatica, le delusioni e le speranze che accompagnano il vivere quotidiano.

È bene che l’inizio della grande “Preghiera Eucaristica” venga evidenziato con una piccola pausa che la distingue dalla precedente preghiera sulle offerte, così che l’assemblea si rende conto che sta per iniziare un momento celebrativo nuovo. Il Prefazio, proclamato a voce chiara e con convinzione, è una preghiera di ringraziamento e di lode. Il Sanctus, meglio se cantato, esprime l’adorazione gioiosa e consapevole della maestà di Dio.

 

 

La preghiera eucaristica, pronunciata consapevolmente e in maniera che possa essere capita e seguita dall’assemblea, è un’unica grande preghiera articolata in diverse parti. Lo stacco tra una parte e l’altra deve essere fatto in modo che sia percepito dall’assemblea. La narrazione-memoria della cena è accompagnata dall’elevazione del Pane e del Vino consacrati.  In realtà si tratta di un’ostensione che vuole mostrare all’assemblea il Pane che è il Corpo di Cristo e il Vino che è il suo Sangue: la vera elevazione è quella che si fa al termine della preghiera eucaristica, al momento del “Per Cristo, con Cristo e in Cristo …”.  Dopo l’ostensione c’è un’acclamazione: Mistero della fede!  È bene che anche questa acclamazione sia cantata, così come la conclusione della preghiera eucaristica con l’elevazione del Pane e del Calice: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”. La risposta: Amen! esprime la partecipazione dell’assemblea alla preghiera del celebrante; non dovrebbe passare inosservata come un amen qualsiasi, pronunciato in fil di voce, ma in modo sempre solenne e grandioso.

 

EVANGELII GAUDIUM, CAPITOLO III: L’OMELIA (nn. 136 – 138)

Il Papa ci invita e rinnovare la fiducia nella predicazione: Dio desidera raggiungere gli uomini e le donne attraverso il predicatore e parla loro mediante la parola umana. San Paolo parla con forza della necessità di predicare, perché il Signore ha voluto raggiungere gli altri anche con la nostra parola. Con la parola nostro Signore ha conquistato il cuore della gente. Venivano ad ascoltarlo da ogni parte e restavano meravigliati dai suoi insegnamenti poiché sentivano che parlava loro come chi ha autorità. Gli Apostoli li aveva istituiti perché stessero con lui e per mandarli a predicare, ed essi attrassero a far parte della Chiesa molti popoli.

Il contesto liturgico

Occorre anche ricordare che la proclamazione liturgica della Parola di Dio, soprattutto nel contesto dell’assemblea eucaristica, non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio con il suo popolo, dialogo in cui vengono proclamate le meraviglie della salvezza e continuamente riproposte le caratteristiche dell’Alleanza. Vi è una speciale valorizzazione dell’omelia, che deriva dal suo contesto eucaristico e fa sì che essa superi qualsiasi catechesi, essendo il momento più alto del dialogo tra Dio e il suo popolo, prima della comunione sacramentale.

L’omelia è un riprendere il dialogo già aperto tra il Signore e il suo popolo con le Letture e il Salmo. Chi predica deve parlare al cuore della sua comunità per rendere sempre più vivo e ardente il desiderio di Dio, anche dove tale dialogo, in certi momenti più intenso e affettuoso, è talvolta smorzato dall’indifferenza e sembra non portar frutto.

L’omelia non deve essere uno spettacolo di intrattenimento, né risponde alla logica delle risorse mediatiche, ma deve dare fervore e significato alla celebrazione.

È un genere unico, dal momento che si tratta di una predicazione dentro la cornice di una celebrazione liturgica; di conseguenza deve essere breve e non apparire una conferenza o una lezione. Anche se il predicatore fosse capace di tenere vivo l’interesse della gente per un’ora, la sua parola non deve mai diventare più importante della celebrazione della fede. Se l’omelia si prolunga troppo, danneggia due caratteristiche della celebrazione liturgica: l’armonia tra le parti e il suo ritmo attorno al Mistero. Quando la predicazione si realizza nel contesto della liturgia, deve diventare parte dell’offerta che si consegna al Padre e dono di grazia che Cristo effonde nella celebrazione. Questo esige che la predicazione orienti l’assemblea e lo stesso predicatore, verso una comunione con Cristo nell’Eucaristia che trasformi la vita. Ciò richiede che la parola del predicatore sia sobria, in modo che sempre a brillare sia il Signore nel suo Ministro che ci avvolge.