1. CORSO DI CATECHESI SU SANTA CATERINA DA SIENA, Scheda 25

21 Aprile 2018 - Categoria: Catechesi

Comunità cristiana di San Carlo Borromeo vescovo, Ponte della Priula

Anno pastorale 2017-2018 Anno XXX

 

Catechesi in preparazione alla Festa di Lunedì 30 Aprile

 

 

DIO nella VITA

di

Santa  CATERINA da SIENA

 

 

 Scheda 25

TEMA:  UNA VITA CON DIO PROTAGONISTA

 

Preghiamo la Trinità con le parole di Santa Caterina

 

O Spirito Santo, vieni nel mio cuore.

Per la tua potenza trailo a Te, o Dio,

e concedimi carità con timore.

Custodiscimi, o Cristo, da ogni mal pensiero,

riscaldami e infiammami del tuo dolcissimo amore,

sì che ogni pena mi sembri leggera.

Santo mio Padre e dolce mio Signore,

ora aiutami in ogni mio ministero.

Cristo amore, Cristo amore. Amen.

 

Caterina nacque nel 1347 a Siena, nella contrada di Fontebranda, dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa Piacenti. Quando ebbe dodici anni, sua madre voleva orientarla al matrimonio, ma lei rivelò di aver fatto voto di castità quando aveva sette anni. Nel Medioevo, se una giovane voleva consacrarsi a Dio con i voti, doveva farsi monaca. Per distoglierla da questa idea, la madre le tolse la cameretta e le fece fare tutti i lavori domestici, ma un giorno il padre la sorprese in preghiera rendendosi conto che il desiderio della figlia veniva da Dio e diede ordine di non ostacolarla. Caterina decise di entrare fra le Terziarie Domenicane Mantellate, ma aveva solo sedici anni, troppo giovane per entrare nell’Ordine. La mamma, spinta da Caterina, andò a chiedere alla priora delle “Sorelle della penitenza di san Domenico” di accoglierla, ma ne ebbe un rifiuto perché all’abito venivano ammesse solo donne di età matura e di buona fama.

Poco dopo Caterina viene colpita da fortissime febbri e pustole che ne sfigurano il volto e prega la mamma di recarsi nuovamente dalla priora per dirle che lei sarebbe morta se non l’avessero accettata. La priora manda alcune sorelle anziane a verificare la costanza dei sentimenti della ragazza: esse rimangono colpite dall’ardore di Caterina di ricevere l’abito domenicano. La giovane viene accolta e gioisce. Guarisce dal suo male e, nel 1363, a sedici anni, riceve l’abito dell’Ordine nella basilica di San Domenico. Non sapendo però né leggere né scrivere, chiede a una consorella di insegnarle quel tanto che bastava per poter pregare con le altre, ma fa fatica e per tre anni vive in solitudine e isolata dalle altre Terziarie.

Caterina, negli ammalati e nei poveri, vedeva Cristo. Si raccontano tanti episodi di carità verso i poveri: quello delle vesti date a un bisognoso o del mantello donato a un pellegrino; e verso gli infermi, come Cecca, la lebbrosa, che lei assistette e curò con amore, anche se veniva ricambiata con insulti; e verso i condannati a morte, come Tuldo, che lei accompagnava fin sul patibolo. Caterina curò i malati abbandonati o afflitti da malattie contagiose dell’ospedale di Santa Maria della Scala: il suo esempio venne imitato dalle altre Mantellate.

 

La “Bella Brigata”

 

Nell’ottobre del 1370 i fratelli della Santa si trasferirono a Firenze e, dopo alcuni mesi di residenza, ottennero la cittadinanza fiorentina. La famiglia di Jacopo e Lapa si sfaldò, ma Lapa restò con Caterina che iniziò ad essere accompagnata dalla Bella brigata: un gruppo di uomini e di donne che la seguivano, le stavano vicino nelle sue estasi, nelle sue attività caritative e nella scrittura delle lettere. Caterina, infatti, iniziò un’attività di corrispondenza, avvalendosi di membri della brigata a cui dettava le sue lettere. Ci sono pervenute 381 lettere che lei dettò dal 1370 al 1380, dove affronta temi di vita religiosa, problemi morali, politici ed ecclesiali, per la Chiesa e l’impero, per i regni e gli Stati dell’Europa; scrisse a persone semplici e a personalità importanti. Per questo venne criticata e dovette presentarsi per un processo al Capitolo Generale dell’Ordine Domenicano, a Firenze, nel 1374.

Accusata di protagonismo che non competeva a una donna, il Capitolo la trovò senza colpa e, riconoscendo la singolarità del suo caso, i Padri presero la decisione di assegnarle un confessore personale, fra Raimondo da Capua, guida e garante del suo spirito domenicano.

Rientrata a Siena da Firenze, due suoi discepoli, trasferitisi a Pisa, diffusero la sua fama tanto che il Signorotto di quella città, volle vederla. Ella accettò l’invito e si recò a Pisa nei primi mesi del 1375. Qui, nella domenica delle Palme, nella cappella di Santa Cristina, ricevette le stimmate che volle fossero invisibili. Iniziò la corrispondenza con il papa, da lei definito il dolce Cristo in terra: in un anno gli inviò 10 lettere dove tocca i temi riguardanti la riforma della Chiesa, a cominciare dai pastori, e insiste sul ritorno del Papa a Roma. Nel 1375 Caterina aveva iniziato anche la mediazione tra la repubblica di Firenze e il Papa. Il 18 giugno 1376 fu ricevuta ad Avignone da Papa Gregorio XI che il 13 settembre lasciò quella città. Per tutto il viaggio Caterina incoraggiò il Papa, timoroso di ritornare a Roma a causa dei disordini scoppiati: lo convinse che Dio lo chiamava a Roma e che Cristo lo avrebbe protetto.

Durante gli ultimi giorni della sua vita, la Santa ebbe continue visite dei figli spirituali. A ciascuno di essi, dopo le comuni raccomandazioni, comunicava ciò che dovevano fare nella vita. La mattina della domenica dopo l’Ascensione, il 29 aprile 1380, prima dell’alba, fu notato in lei l’avvicinarsi della morte. Il suo respiro diventò così fievole che fu deciso di darle l’Unzione degli infermi. Prima di morire disse più volte Sangue! Sangue! E dolcemente soggiunse: Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio. Morì poco prima di mezzogiorno della domenica 29 aprile del 1380.

 

* Ci soffermiamo a riflettere sul dono di Sé che Dio ha fatto a Caterina fin dai primi anni della sua vita, e ci raccontiamo i doni che Dio ha fatto anche a noi e che hanno segnato la nostra crescita quotidiana.