1. CORSO DI CATECHESI, Scheda 27

5 maggio 2018 - Categoria: Catechesi

catechesi

Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno XXX: 2017-2018


Dialoghi di formazione con gli adulti

Scheda 27

 

TEMA: NELL’EUCARESTIA NASCE E RINASCE LA GIOIA

 

La partecipazione dei fedeli

 

Attraverso un graduale e costante impegno pastorale, la Celebrazione Eucaristica della domenica di una comunità cristiana diventa un incontro comunitario, intenso e vitalizzante. Perché possa avvenire questo, occorre rendere partecipi i membri dell’assemblea nei vari momenti della Messa, occorre educarli a rispondere nei dialoghi tra assemblea e celebrante, a pregare e a cantare insieme agli altri, a vivere con attenzione i momenti di silenzio, ad alzarsi in piedi o a sedersi nei rispettivi momenti della celebrazione. Essere accanto a una persona ricca e ben vestita o a una povera, a un bambino o a una mamma, a un giovane o a un anziano … non basta. Occorre cantare con loro, pregare con loro, scambiare con loro un segno fraterno di pace, con loro alzarsi in piedi o mettersi a sedere. Allora qualcosa cambia. La celebrazione ci educa a condividere, ci rende consapevoli che al di là delle differenze di età, di cultura o di condizione sociale siamo davvero fratelli, abbiamo in comune le cose che consideriamo più preziose della nostra vita. Questo non potrà restare infruttuoso.

Potrò stare senza disagio davanti a Dio in preghiera se trascuro un povero perché è povero, o un anziano perché è anziano, dopo che ho mescolato la mia vita con la loro? Ricordiamo che se due collaborano nel compiere un’azione comune, tra loro si costruisce un legame forte; se poi questo avviene con ritmo settimanale, diventa robusto e infrangibile. In questo, il canto liturgico ha una grande importanza. Già il canto sacro stacca l’azione liturgica dalla banalità del quotidiano e ne esprime la dimensione della lode e dell’adorazione. Si comprende allora quanto sia importante che alcune parti della Messa siano cantate: il Gloria, il Sanctus, il Mistero della fede con la risposta dell’assemblea, l’Amen dopo il Per Cristo, con Cristo …, il Padre Nostro. Come pure i canti d’ingresso, quelli della presentazione delle offerte, della processione di comunione, e il canto finale. È importante, per il dialogo con l’assemblea, un gruppo-guida del canto, animato da una persona con competenza liturgica. Tale gruppo non sostituisce l’assemblea ma la rende partecipe e la sostiene. L’evento che deve risaltare e coinvolgere è l’Eucaristia sull’altare. Sarebbe, infatti, un disturbo il far percepire come evento l’azione del coro che canta. Per far sì che i canti aiutino la comprensione e il coinvolgimento nella celebrazione, vanno scelti in rapporto al tempo liturgico, al momento della celebrazione stessa, e a volte anche al tipo di assemblea.

Ecco perché è necessaria la formazione di alcuni ministeri: il ministero del lettore, della direzione del coro, del cantore che guida e sostiene l’assemblea, del salmista, di un coordinatore … Tutto questo perché non si realizzi una celebrazione che attira l’attenzione sulle persone e sui servizi, ma una celebrazione corretta in tutte le sue parti. Sono importanti i chierichetti  che fraternizzano tra loro e che vengono guidati a compiere bene il loro servizio. Tale servizio non è solo per bambini, ma anche per adolescenti, giovani e adulti che in certe occasioni possono guidare anche la celebrazione. Se arriveremo a comprendere e amare il mistero che si celebra, la liturgia diventerà un autentico rapporto con Dio.

I Ministri straordinari della comunione sono anch’essi una straordinaria opportunità pastorale. Loro compito è quello di collaborare alla distribuzione dell’Eucaristia durante la Messa e di portare la comunione agli malati e agli anziani che non possono intervenire alla celebrazione. Portando loro la comunione, li rendiamo partecipi della vita della comunità in modo che non si sentano soli o abbandonati. E generalmente tra chi porta la comunione e chi la riceve si genera un legame di affetto e di solidarietà fondato sul sacramento, un legame preziosissimo per la formazione di un tessuto comunitario solido.

La celebrazione dell’Eucaristia domenicale richiede un impegno non indifferente, cosa che richiede anche la riduzione del numero delle celebrazioni distribuite tra il sabato sera e la domenica. Le Unità pastorali della Diocesi ben presto e con decisione dovranno affrontare il problema del numero delle Messe.

Una Messa ben celebrata e partecipata suscita un impegno personale di preghiera e di vita.

 

EG Capitolo III: L’OMELIA (nn. 142-143)

 

142. Un dialogo è molto di più che la comunicazione di una verità. Si realizza per il piacere di parlare e per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole. È un bene che non consiste in cose, ma nelle stesse persone che scambievolmente si donano nel dialogo. La predicazione puramente moralista o indottrinante, e anche quella che si trasforma in una lezione di esegesi, riducono questa comunicazione tra i cuori che si dà nell’omelia e che deve avere un carattere quasi sacramentale: “La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17). Nell’omelia, la verità si accompagna alla bellezza e al bene. Non si tratta di verità astratte o di freddi sillogismi, perché si comunica anche la bellezza delle immagini che il Signore utilizzava per stimolare la pratica del bene. La memoria del popolo fedele, come quella di Maria, deve rimanere traboccante delle meraviglie di Dio. Il suo cuore, aperto alla speranza di una pratica gioiosa e possibile dell’amore che gli è stato annunciato, sente che ogni parola nella Scrittura è anzitutto dono, prima che esigenza.

 

143. La sfida di una predica inculturata consiste nel trasmettere la sintesi del messaggio evangelico, e non idee o valori slegati. Dove sta la tua sintesi, lì sta il tuo cuore. La differenza tra far luce sulla sintesi e far luce su idee slegate tra loro è la stessa che c’è tra la noia e l’ardore del cuore. Il predicatore ha la bellissima e difficile missione di unire i cuori che si amano: quello del Signore e quelli del suo popolo. Il dialogo tra Dio e il suo popolo rafforza ulteriormente l’alleanza tra di loro e rinsalda il vincolo della carità. Durante il tempo dell’omelia, i cuori dei credenti fanno silenzio e lasciano che parli Lui. Il Signore e il suo popolo si parlano in mille modi direttamente, senza intermediari. Tuttavia, nell’omelia, vogliono che qualcuno faccia da strumento ed esprima i sentimenti, in modo tale che in seguito ciascuno possa scegliere come continuare la conversazione. La parola è essenzialmente mediatrice e richiede non solo i due dialoganti ma anche un predicatore che la rappresenti come tale, convinto che “noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù” (2 Cor 4,5).