2. CORSO BIBLICO sul Vangelo secondo Marco, Scheda 27

5 maggio 2018 - Categoria: Biblica

biblica

Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno X: 2017-2018


Scheda  27 

VANGELO SECONDO MARCO

Capitolo 8

1 In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2 «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare. 3 Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano». 4 Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?». 5 E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette». 6 Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7 Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli. 8 Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati. 9 Erano circa quattromila. E li congedò.
10 Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta. 11 Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. 12 Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione». 13 E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda. 14 Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. 15 Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16 E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». 17 Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19 quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20 «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21 E disse loro: «Non capite ancora?».

COMMENTO

            Marco ci narra due moltiplicazioni dei pani: una al 6,35–46; l’altra al 8,1–9, per una folla numerosa, venuta a piedi da ogni parte, che segue Gesù per più giorni. C’è il sospetto che tanta folla sia mossa dal voler formare un movimento messianico di tipo politico che vedeva in Gesù un possibile capo: ciò è verosimile. Del resto Giovanni, a proposito del medesimo episodio, ci dice che le folle cercavano Gesù per farlo re (Gv 6,15).

            Il clima politico della Galilea di quel tempo era surriscaldato e bastava poco a suscitare fanatismi messianici. In questa luce, nella prima moltiplicazione dei pani, acquista importanza l’annotazione che Gesù obbligò i discepoli ad allontanarsi, ed egli, dopo aver congedata la folla, si ritirò sulla montagna a pregare. Gesù si allontana dalla folla, ritrovando nella preghiera la chiarezza della via messianica della croce e il coraggio per percorrerla.

            Questa seconda moltiplicazione dei pani avviene in pieno territorio pagano come prefigurazione dell’Eucaristia universale, offerta anche ai pagani. Gesù ridona il pane e rinnova la sua misericordia. Non si stanca di noi, non lo scoraggia la nostra durezza di cuore. Tutta la storia è il tempo della pazienza di Dio. A questo punto Gesù appare addolorato per il rifiuto dei farisei e meravigliato e deluso per il comportamento dei discepoli che ancora non capiscono. I primi sono totalmente chiusi alla fede. Se chiedono a Gesù un segno, un miracolo, non è perché vogliono credere in lui, ma per tendergli un tranello. Gesù rifiuta di dare una prova per credere e li abbandona. E’ la rottura definitiva. La differenza tra i farisei e i discepoli sta nel fatto che di questi solo Giuda ha deciso di farlo morire e non lo abbandonano. E questo non è poco. Hanno però il cuore indurito perché si ostinano a non capire e non riflettono su ciò che vedono e odono. Gesù si sforza di orientarli a lui; ricorda loro le due moltiplicazioni dei pani, ma deve concludere con una amara constatazione: «E non capite ancora?».

            Il massimo segno donandoci da Gesù è se stesso nel suo pane. Non bisogna chiedergli altri segni, ma credere nel segno che ci ha dato. Questo segno è Dio stesso. Non resta che riconoscere, adorare, gustare e viverne. Il discepolo non chiede altri segni, ma la capacità di vedere quei segni che Gesù gli ha già dato.

            Gesù li rimprovera con un tono che non aveva mai usato prima. Il loro cuore è indurito fin dal tempo della moltiplicazione dei pani; essi non hanno capito nulla dell’opera messianica di Gesù né hanno compreso il mistero della sua personalità quando camminava sulle onde del lago. Tuttavia Gesù non abbandona i suoi discepoli, ma cerca di portarli a riflettere e a capire. I discepoli devono stare attenti a non lasciarsi contagiare dalla mentalità dei farisei e di Erode. Gesù vuole che stiano lontani da questi due partiti: da quello dei farisei caratterizzato da una religiosità esteriore; da quello di Erode totalmente preso dalle cose del mondo e della politica.             L’avvertimento è importante: Giuda ci cascherà dentro, purtroppo! Ma mentre Gesù diceva loro queste cose, essi pensavano ad altro. I discepoli sono incapaci di ascoltare: Sono immersi nella preoccupazione del pane e non afferrano altro. Non avvertono l’urgenza e l’importanza di quanto Gesù sta dicendo. Si comportano come se egli non parlasse. «Non intendete e non capite ancora?».

            Il rimprovero di Gesù è verso la scarsa attenzione all’essenziale, la cecità, sordità, durezza di cuore, dimenticanza. In questi versetti le domande si fanno incalzanti, vanno verso il fortissimo e passano in rassegna tutti i sensi dell’uomo, Gesù fa capire ai discepoli che non hanno capito proprio nulla. Essi ricordano perfettamente i fatti. Rispondono senza alcuna esitazione e sanno ricordare benissimo ciò che è accaduto. Sono tutt’altro che stupidi, ma non comprendono il grande dramma che si sta svolgendo sotto i loro occhi.

            In questa circostanza Gesù coglie l’occasione per far fare ai suoi discepoli un esame di coscienza forte. Non è possibile leggere questo brano senza sentire il tono alto della voce di Gesù, con una buona dose di accoramento e di delusione. Il Maestro si trova davanti dodici discepoli che non sanno risolvere l’incognita di chi è davvero Gesù. «Avete il cuore indurito?».

            Gesù si concentra sulla durezza di cuore. Il cuore, nel linguaggio biblico, indica non tanto la sede della vita affettiva, quanto la fonte dei pensieri e della comprensione. Qui Gesù denuncia la mancanza d’intelligenza, l’incapacità di vedere la portata messianica di ciò che sta accadendo: è la cecità spirituale.

            I discepoli sono duri di cuore perché non intuiscono ancora chi è Gesù: e questa intuizione si identifica, di fatto, con la fede. «Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?» Tutti questi interrogativi sono un invito accorato e costante a convertirsi, che richiama i rimproveri di Mosè al Popolo che ha dimenticato l’opera liberatrice di Dio e si ribella al Dio Liberatore.

            Egli rimanda i discepoli alla loro esperienza appena passata. La memoria di quello che essi avevano fatto, distribuendo alle folle il pane che sazia in abbondanza, può richiamarli alla loro responsabilità e aiutarli a capire finalmente chi egli sia.