3. CORSO DI FILOSOFIA sulle Confessioni di Sant’Agostino, Scheda 26

28 Aprile 2018 - Categoria: Filosofia

filosofia

Comunità Cristiana di San Carlo Borromeo Vescovo
Ponte della Priula – Anno X: 2017-2018


Scheda 26

LE CONFESSIONI DI SANT’AGOSTINO: LIBRO TREDICESIMO

SIGNIFICATO SPIRITUALE DELLA CREAZIONE

Caduta ed elevazione degli spiriti

8. Sprofondò l’angelo, sprofondò l’anima dell’uomo. Così rivelarono le profonde tenebre dell’abisso, ove giacerebbe tutta la creazione spirituale, se non avessi detto fin dall’inizio: “Sia fatta la luce”, e la luce non fosse stata fatta: se ogni spirito intelligente della tua città celeste non si fosse unito a te con l’ubbidienza e non avesse posato nel tuo spirito, che è portato immutabilmente sopra tutto ciò che è mutabile. Diversamente, lo stesso cielo del cielo  sarebbe un abisso tenebroso in se stesso, mentre ora è luce nel Signore. Anche nella miserabile inquietudine degli spiriti che sprofondano e, denudati della veste della tua luce, mostrano le proprie tenebre, tu indichi abbastanza chiaramente la grandezza cui hai chiamato la creatura razionale; poiché nulla meno di te stesso, e quindi neppure se stessa le basta per la sua felicità e il suo riposo. Tu infatti, Dio nostro, illuminerai le nostre tenebre. Da te proviene la nostra veste, e le nostre tenebre saranno quale il mezzodì. Dammi te stesso, Dio mio, restituiscimi te stesso. Io ti amo. Se così è poco, fammi amare più forte. Non posso misurare, per sapere quanto manca al mio amore perché basti a spingere la mia vita fra le tue braccia e di là non toglierla finché ripari al riparo del tuo volto. So questo soltanto: che tranne te, per me tutto è male, non solo fuori di me, ma anche in me stesso; e che ogni mia ricchezza, se non è il mio Dio, è povertà.

La spinta dell’amore

9.  Ma il Padre o il Figlio non erano portati sulle acque? Se si pensa a un corpo nello spazio, neppure lo Spirito Santo lo era; se invece alla sovranità immutabile della divinità su ogni cosa mutabile, sia il Padre, sia il Figlio, sia lo Spirito Santo era portato sopra le acque. Perché dunque fu detto soltanto del tuo spirito? Perché fu detto soltanto di lui, come di un luogo ov’era, mentre non è un luogo? Di lui solo fu detto che è dono tuo, il dono ove riposiamo, ove ti godiamo. Il nostro riposo è il nostro luogo. Là ci solleva l’amore, e il tuo spirito buono  eleva la nostra bassezza, strappandola alle porte della morte. Nella buona volontà è la nostra pace. Ogni corpo a motivo del suo peso tende al luogo che gli è proprio. Un peso non trascina soltanto al basso, ma al luogo che gli è proprio. Il fuoco tende verso l’alto, la pietra verso il basso, spinti entrambi dal loro peso a cercare il loro luogo. L’olio versato dentro l’acqua s’innalza sopra l’acqua, l’acqua versata sopra l’olio s’immerge sotto l’olio, spinti entrambi dal loro peso a cercare il loro luogo. Fuori dell’ordine regna l’inquietudine, nell’ordine la quiete. Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto. Il tuo Dono ci accende e ci porta verso l’alto. Noi ardiamo e ci muoviamo. Saliamo la salita del cuore  cantando il cantico dei gradini.

Del tuo fuoco, del tuo buon fuoco ardiamo e ci muoviamo, salendo verso la pace di Gerusalemme. Quale gioia per me udire queste parole: “Andremo alla casa del Signore”! Là collocati dalla buona volontà, nulla desidereremo, se non di rimanervi in eterno.

Beatitudine degli angeli

10. Beata la creatura che non conobbe stato diverso. Ma pure il suo stato sarebbe diverso, se, appena creata, il tuo Dono, che è portato sopra tutto ciò che è mutevole, non l’avesse immediatamente elevata con quel tuo appello: “Sia fatta la luce”, e non fosse stata fatta la luce. Per noi il tempo in cui fummo tenebre è distinto da quello in cui diveniamo luce; per essa invece fu detto soltanto quale sarebbe stata, se non fosse stata illuminata. La presentazione che ne fa la Scrittura, come dapprima ondeggiante e tenebrosa, dà risalto alla causa che ne produsse il mutamento, per il quale, rivolta al lume inestinguibile, fu luce. Chi lo può, capisca, a te chieda. Perché molesta me, quasi io illumini qualche uomo che viene in questo mondo?

Immagine umana della Trinità

11. Ma la Trinità onnipotente, chi la comprenderà? Eppure chi non parla di lei, se almeno parla di lei? Raramente l’anima che parla di lei sa di cosa parla. Si discute, ci si batte, ma nessuno, se non ha pace, vede questa visione. Vorrei invitare gli uomini a riflettere su tre cose presenti in se stessi, ben diverse dalla Trinità, ma che indico loro come esercizio, come prova e constatazione che possono fare, di quanto ne siano lontani. Alludo all’esistenza, alla conoscenza e alla volontà umana. Io esisto, so e voglio; esisto sapendo e volendo, so di esistere e volere, voglio esistere e sapere. Come sia inscindibile la vita in queste tre facoltà e siano un’unica vita, un’unica intelligenza e un’unica essenza, come infine non si possa stabilire questa distinzione, che pure esiste, lo veda chi può. Ciascuno è davanti a se stesso; guardi in se stesso, veda  e mi risponda. Ma quand’anche avrà scoperto su ciò qualcosa e saprà esprimerlo, non s’illuda di aver scoperto finalmente l’Essere che sovrasta immutabile il mondo, immutabilmente esiste, immutabilmente sa e immutabilmente vuole. L’esistenza anche in Dio di queste tre facoltà costituisce la sua trinità, o questa triplice facoltà si trova in ognuna delle tre persone, così da essere tre in ognuna? o entrambi i casi si verificano in modi mirabili entro una semplicità molteplice, essendo la Trinità in sé per sé fine infinito, così da essere una cosa sola, e come tale conoscersi e bastarsi immutabilmente nella grande abbondanza della sua unità? Chi potrebbe avere facilmente questo concetto? chi esprimerlo in qualche modo? e pronunciarsi, in qualsiasi modo temerariamente?

L’umanità morta e risorta, nei primi tre versetti della Genesi

12.  Procedi nella tua confessione, o mia fede. Di’ al Signore Dio tuo: “Santo, santo, santo Signore Dio mio”. Nel tuo nome siamo stati battezzati, Padre e Figlio e Spirito Santo; nel tuo nome battezziamo, Padre e Figlio e Spirito Santo. Anche presso di noi nel suo Cristo Dio creò il cielo e la terra, ossia i membri spirituali e carnali della sua Chiesa ; anche la nostra terra prima di ricevere la forma della dottrina era invisibile e confusa, e noi eravamo immersi nelle tenebre dell’ignoranza, perché hai ammaestrato l’uomo per la sua cattiveria  e i tuoi giudizi sono un abisso profondo. Ma poiché il tuo spirito era portato sopra l’acqua, la tua misericordia non abbandonò la nostra miseria. Dicesti: “Sia fatta la luce: fate penitenza, poiché il regno dei cieli è vicino. Fate penitenza: sia fatta la luce”. Nell’intimo turbamento della nostra anima ci siamo ricordati di te, Signore, dalle rive del Giordano e dal monte uguale a te, però rimpicciolito per noi. Provammo disgusto delle nostre tenebre e ci volgemmo verso di te: e fu fatta la luce. Ed eccoci un tempo tenebre, ora invece luce nel Signore.